Legge 31 maggio 1965, n. 575
" Disposizioni contro la mafia "
(TESTO COORDINATO)
(G.U. 5 giugno 1965, n. 138)
Indice :
(sostituito dall'art. 13 della legge 13 settembre 1982, n. 646)
1. La presente legge si applica agli indiziati di appartenere ad
associazioni di tipo mafioso, alla camorra o ad altre associazioni,
comunque localmente
denominate, che perseguono finalità o agiscono con metodi
corrispondenti a quelli delle associazioni di tipo mafioso.
(sostituito dall'art. 22, comma 1, del D.L. 8 giugno 1992, n. 306
convertito dalla legge 7 agosto 1992, n. 356 successivamente i commi 2 e 3 sono stati abrogati dall'art. 1,
comma 2, della legge 24 luglio 1993, n. 256)
1. Nei confronti delle persone di cui all'articolo 1 possono
essere proposte dal procuratore nazionale antimafia, dal procuratore
della Repubblica presso il
tribunale nel cui circondario dimora la persona o dal questore, anche
se non vi è stato il preventivo avviso, le misure di prevenzione della
sorveglianza
speciale di pubblica sicurezza e dell'obbligo di soggiorno nel comune
di residenza o di dimora abituale, di cui al primo e al terzo comma
dell'articolo 3
della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 e successive modificazioni.
2. Quando ricorrono eccezionali esigenze di tutela sociale o di tutela
dell'incolumità della persona interessata, il questore o il procuratore
nazionale antimafia o il procuratore della Repubblica possono chiedere
al tribunale, con la proposta di cui al comma 1, o anche
successivamente, di
disporre l'obbligo di soggiorno in una località specificamente indicata
dal questore ed avente idonee caratteristiche territoriali e di
sicurezza].
3. Sulla richiesta di cui al comma 2 e su quella di cui al secondo
comma dell'articolo 7 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423 e
successive
modificazioni, il tribunale provvede entro dieci giorni, fermo restando
quanto disposto dall'articolo 6 della predetta legge n.
1423].
(aggiunto dall'art. 14 della legge 13 settembre 1982, n. 646
sostituito
dall'art. 1 della legge 19 marzo 1990, n.
55)
1. Il procuratore della Repubblica o il questore territorialmente
competente a richiedere l'applicazione di una misura di prevenzione
procedono, anche a mezzo
della guardia di finanza o della polizia giudiziaria, ad indagini sul
tenore di vita, sulle disponibilità finanziarie e sul patrimonio dei
soggetti indicati
all'articolo 1 nei cui confronti possa essere proposta la misura di
prevenzione della sorveglianza speciale della pubblica sicurezza con o
senza divieto od
obbligo di soggiorno, nonché, avvalendosi della guardia di finanza o
della polizia giudiziaria, ad indagini sull'attività economica facente
capo agli
stessi soggetti, allo scopo anche di individuare le fonti di reddito.
2. Accertano, in particolare, se dette persone siano titolari di
licenze, di autorizzazioni, di concessioni o di abilitazioni
all'esercizio di attività
imprenditoriali e commerciali, comprese le iscrizioni ad albi
professionali e pubblici registri, se beneficiano di contributi,
finanziamenti o mutui agevolati
ed altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, concesse o
erogate da parte dello Stato, degli enti pubblici o delle Comunità
europee.
3. Le indagini sono effettuate anche nei confronti del coniuge,
dei figli e di coloro che nell'ultimo quinquennio hanno convissuto con
i soggetti indicati al
comma 1 nonché nei confronti delle persone fisiche o giuridiche,
società, consorzi od associazioni, del cui patrimonio i soggetti
medesimi risultano
poter disporre in tutto o in parte, direttamente o indirettamente.
4. Quando vi sia concreto pericolo che i beni di cui si prevede
debba essere disposta la confisca ai sensi dell'articolo 2-ter vengano
dispersi, sottratti od
alienati, il procuratore della Repubblica o il questore, con la
proposta, possono richiedere al presidente del tribunale competente per
l'applicazione
della misura di prevenzione di disporre anticipatamente il sequestro
dei beni prima della fissazione dell'udienza. [La proposta di
applicazione della misura
di prevenzione non è in tale ipotesi preceduta dall'avviso di cui
all'articolo 4
della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, come modificato dall'articolo 5
della legge 3 agosto 1988, n. 327].
(1)
5. Il presidente del tribunale provvede con decreto motivato entro
cinque giorni dalla richiesta. Il sequestro eventualmente disposto
perde efficacia se
non convalidato dal tribunale entro trenta giorni dalla proposta. Si
osservano le disposizioni di cui al quarto comma dell'articolo 2-ter;
se i beni
sequestrati sono intestati a terzi si applica il procedimento di cui al
quinto comma dello stesso articolo 2-ter.
6. Il procuratore della Repubblica e il questore possono
richiedere, direttamente o a mezzo di ufficiali o agenti di polizia
giudiziaria, ad ogni
ufficio della pubblica amministrazione, ad ogni ente creditizio nonché
alle imprese, società ed enti di ogni tipo informazioni e copia della
documentazione
ritenuta utile ai fini delle indagini nei confronti dei soggetti di cui
ai commi
precedenti. Previa autorizzazione del procuratore della Repubblica o
del giudice
procedente, gli ufficiali di polizia giudiziaria possono procedere al
sequestro della documentazione con le modalità di cui agli articoli
253, 254 e 255 del
codice di procedura penale.
(aggiunto dall'art. 14 della legge 13 settembre 1982, n. 646)
1. Nel corso del procedimento per l'applicazione di una delle
misure di prevenzione previste dall'articolo 3 della legge 27 dicembre
1956, n. 1423,
iniziato nei confronti delle persone indicate nell'articolo 1, il
tribunale, ove
necessario, può procedere ad ulteriori indagini oltre quelle già
compiute a norma dell'articolo precedente.
2. Salvo quanto disposto dagli articoli 22, 23 e 24 della legge 22
maggio 1975,
n. 152, il tribunale, anche d'ufficio, ordina con decreto motivato il
sequestro dei beni dei quali la persona nei cui confronti è iniziato il
procedimento
risulta poter disporre, direttamente o indirettamente, quando il loro
valore risulta sproporzionato al reddito dichiarato o all'attività
economica svolta
ovvero quando, sulla base di sufficienti indizi, si ha motivo di
ritenere che gli stessi siano il frutto di attività illecite o ne
costituiscano il reimpiego.
A richiesta del procuratore della Repubblica, del questore o degli
organi incaricati di svolgere ulteriori indagini a norma del primo
comma, nei casi di
particolare urgenza il sequestro è disposto dal Presidente del
tribunale con decreto motivato e perde efficacia se non è convalidato
dal tribunale nei dieci
giorni successivi. (2)
3. Con l'applicazione della misura di prevenzione il tribunale
dispone la confisca dei beni sequestrati dei quali non sia stata
dimostrata la legittima
provenienza. Nel caso di indagini complesse il provvedimento può essere
emanato
anche successivamente, entro un anno dalla data dell'avvenuto
sequestro; tale termine può essere prorogato di un anno con
provvedimento motivato dal
tribunale. Ai fini del computo dei termini suddetti e di quello
previsto dal comma 5 dell'articolo 2-bis si tiene conto delle cause di
sospensione dei
termini di durata della custodia cautelare, previste dal codice di
procedura penale, in quanto compatibili.
(2)
4. Il sequestro è revocato dal tribunale quando è respinta la
proposta di applicazione della misura di prevenzione o quando risulta
che esso ha per
oggetto beni di legittima provenienza o dei quali l'indiziato non
poteva disporre direttamente o indirettamente.
(2)
5. Se risulta che i beni sequestrati appartengono a terzi, questi
sono chiamati
dal tribunale, con decreto motivato, ad intervenire nel procedimento e
possono, anche con l'assistenza di un difensore, nel termine stabilito
dal tribunale,
svolgere in camera di consiglio le loro deduzioni e chiedere
l'acquisizione di ogni elemento utile ai fini della decisione sulla
confisca.
6. I provvedimenti previsti dal presente articolo possono essere
adottati, su richiesta del procuratore della Repubblica o del questore,
quando ne ricorrano
le condizioni, anche dopo l'applicazione della misura di prevenzione,
ma prima della sua cessazione. Sulla richiesta provvede lo stesso
tribunale che ha
disposto la misura di prevenzione, con le forme previste per il
relativo procedimento e rispettando le disposizioni di cui al
precedente comma.
7. Anche in caso di assenza, residenza o dimora all'estero della
persona alla quale potrebbe applicarsi la misura di prevenzione, il
procedimento di
prevenzione può essere proseguito ovvero iniziato, su proposta del
procuratore della Repubblica o del questore competente per il luogo di
ultima dimora
dell'interessato, ai soli fini dell'applicazione dei provvedimenti di
cui al presente articolo relativamente ai beni che si ha motivo di
ritenere che siano
il frutto di attività illecite o ne costituiscano il reimpiego. (2)
8. Agli stessi fini il procedimento può essere iniziato o proseguito allorché
la persona è sottoposta ad una misura di sicurezza detentiva o alla libertà vigilata.
(2)
9. In ogni caso il sequestro e la confisca possono essere disposti
anche in relazione a beni sottoposti a sequestro in un procedimento
penale, ma i relativi
effetti sono sospesi per tutta la durata dello stesso, e si estinguono
ove venga
disposta la confisca degli stessi beni in sede penale. (2)
(aggiunto dall'art. 14 della legge 13 settembre 1982, n. 646
successivamente il comma 2 è stato abrogato dall'art. 7 del D.L. 14 giugno 1989, n. 230, convertito dalla
legge 4 agosto 1989, n. 282)
1. Il sequestro, disposto ai sensi dell'articolo 2-ter, è eseguito
sui mobili e
sui crediti secondo le forme prescritte dal codice di procedura civile
per il pignoramento presso il debitore o presso il terzo e sugli
immobili o mobili
registrati con la trascrizione del provvedimento presso i competenti
uffici.
2. [Non possono essere nominate custodi dei beni sequestrati le persone nei cui
confronti il provvedimento è stato disposto, nè il coniuge, i parenti, gli affini, o le persone con esse conviventi].
(aggiunto dalla legge 12 ottobre 1982, n. 726
successivamente i commi 1 e 2 sono stati abrogati dal D.L. 14 giugno 1989, n. 230, convertito dalla
legge 4 agosto 1989, n. 282)
1. [Le spese relative al sequestro eseguito ai sensi dell'articolo
2-quater sono anticipate dallo Stato, secondo le norme previste dalla
tariffa in materia,
approvata con regio decreto 23 dicembre 1865, n. 2701, senza diritto al
recupero
nel caso in cui non segua l'applicazione della misura di prevenzione].
2. [I beni confiscati ai sensi del terzo comma dell'articolo 2-ter
sono devoluti allo Stato; si osservano, in quanto applicabili, le norme
previste dal
codice di procedura penale e quelle di cui al regio decreto 28 maggio
1931, n.
602].
3. Le spese relative alle garanzie reali previste dal terzo comma dell'articolo
3-bis sono anticipate dall'interessato ai sensi dell'articolo 39 delle
disposizioni di attuazione del codice di procedura civile approvate con
regio
decreto 18 dicembre 1941, n. 1368; quelle relative all'esecuzione
prevista dal sesto comma dello stesso articolo sono anticipate dallo
Stato secondo le norme
previste dalla tariffa in materia civile, approvata con regio decreto
23 dicembre 1865, n. 2700.
4. Il rimborso delle spese postali e dell'indennità di trasferta
spettante all'ufficiale giudiziario è regolato dalla legge 7 febbraio
1979, n. 59.
(aggiunto
dall'art. 1, comma 1, del D.L. 14 giugno 1989, n. 230,
convertito dalla legge 4 agosto 1989, n. 282, il comma 3 è stato
modificato dall'art. 1, comma 1, della legge 7 marzo 1996, n. 109)
1. Con il provvedimento con il quale dispone il sequestro previsto
dagli articoli precedenti il tribunale nomina il giudice delegato alla
procedura e un
amministratore. Qualora il provvedimento sia emanato nel corso
dell'istruzione per il reato di cui all'articolo 416 bis del codice
penale, la nomina del
giudice delegato alla procedura e dell'amministratore è disposta dal
presidente
del tribunale. L'amministratore ha il compito di provvedere alla
custodia, alla conservazione e all'amministrazione dei beni sequestrati
anche nel corso degli
eventuali giudizi di impugnazione, sotto la direzione del giudice
delegato, anche al fine di incrementare, se possibile, la redditività
dei beni.
2. Il giudice delegato può adottare nei confronti della persona
sottoposta alla
procedura e della sua famiglia i provvedimenti indicati nell'articolo
47 del regio decreto 16 marzo 1942, n. 267, quando ricorrano le
condizioni ivi
previste. Egli può altresì autorizzare l'amministratore a farsi
coadiuvare, sotto la sua responsabilità, da tecnici o da altre persone
retribuite.
3. L'amministratore è scelto tra gli iscritti negli albi degli
avvocati, dei procuratori legali, dei dottori commercialisti e dei
ragionieri del distretto
nonché tra persone che, pur non munite delle suddette qualifiche
professionali,
abbiano comprovata competenza nell'amministrazione di beni del genere
di quelli sequestrati. Quando oggetto del sequestro sono beni
costituiti in azienda,
l'amministratore può essere scelto anche tra soggetti che hanno svolto
o svolgono funzioni di commissario per l'amministrazione delle grandi
imprese in
crisi ai sensi del decreto-legge 30 gennaio 1979, n. 26, convertito,
con modificazioni, dalla legge 3 aprile 1979, n. 95, e successive
modificazioni.
4. Non possono essere nominate le persone nei cui confronti il
provvedimento è
stato disposto, il coniuge, i parenti, gli affini e le persone con esse
conviventi, nè le persone condannate ad una pena che importi
l'interdizione,
anche temporanea, dai pubblici uffici, o coloro cui sia stata irrogata
una misura di prevenzione.
(aggiunto dall'art. 2, comma 1, del D.L. 14 giugno 1989, n. 230,
convertito dalla legge 4 agosto 1989, n. 282)
1. L'amministratore non può stare in giudizio, nè contrarre mutui,
stipulare transazioni, compromessi, fidejussioni, concedere ipoteche,
alienare immobili e
compiere altri atti di straordinaria amministrazione, senza
autorizzazione scritta del giudice delegato.
2. L'amministratore deve presentare al giudice delegato, entro un
mese dalla nomina, una relazione particolareggiata sullo stato e sulla
consistenza dei beni
sequestrati e successivamente, con la frequenza stabilita dal giudice,
una relazione periodica sull'amministrazione, esibendo, se richiesto, i
documenti
giustificativi; deve altresì segnalare al giudice delegato l'esistenza
di altri
beni, che potrebbero formare oggetto di sequestro, di cui sia venuto a
conoscenza nel corso della sua gestione.
3. Egli deve adempiere con diligenza ai compiti del proprio
ufficio e, in caso di inosservanza dei suoi doveri o di incapacità, può
in ogni tempo essere
revocato, previa audizione, dal tribunale su proposta del giudice
delegato o d'ufficio.
4. Nel caso di trasferimento fuori della residenza all'amministratore spetta il
trattamento previsto dalle disposizioni vigenti per il dirigente superiore.
(aggiunto dall'art. 3, comma 1, del D.L. 14 giugno 1989, n. 230,
convertito dalla legge 4 agosto 1989, n. 282)
1. Le spese necessarie o utili per la conservazione e
l'amministrazione dei beni sono sostenute dall'amministratore mediante
prelevamento dalle somme da lui
riscosse a qualunque titolo.
2. Se dalla gestione dei beni sequestrati non è ricavabile denaro
sufficiente per il pagamento delle spese di cui al comma 1, le stesse
sono anticipate dallo
Stato, con diritto al recupero nei confronti del titolare del bene in
caso di revoca del sequestro.
3. Nel caso sia disposta la confisca dei beni, le somme per il
pagamento del compenso all'amministratore, per il rimborso delle spese
da lui sostenute per i
suoi coadiutori e quelle di cui al comma 4 dell'articolo 2-septies,
sono inserite nel conto della gestione; qualora le disponibilità del
predetto conto
non siano sufficienti per provvedere al pagamento delle anzidette
spese, le somme occorrenti sono anticipate, in tutto o in parte, dallo
Stato, senza
diritto a recupero. Se il sequestro è revocato, le somme suddette sono
poste a carico dello Stato.
4. La determinazione dell'ammontare del compenso, la liquidazione
dello stesso e del trattamento di cui al comma 4 dell'articolo
2-septies, nonchè il rimborso
delle spese di cui al comma 3, sono disposti con decreto motivato del
tribunale,
su relazione del giudice delegato, tenuto conto del valore commerciale
del patrimonio amministrato, dell'opera prestata, dei risultati
ottenuti, della
sollecitudine con la quale furono condotte le operazioni di
amministrazione, delle tariffe professionali o locali e degli usi.
5. Le liquidazioni e i rimborsi di cui al comma 4 sono fatti prima
della redazione del conto finale. In relazione alla durata
dell'amministrazione e per
gli altri giustificati motivi il tribunale concede, su richiesta
dell'amministratore e sentito il giudice delegato, acconti sul compenso
finale.
6. I provvedimenti di liquidazione o di rimborso sono comunicati
all'amministratore mediante avviso di deposito del decreto in
cancelleria.
7. Entro venti giorni dalla comunicazione dell'avviso,
l'amministratore può proporre ricorso avverso il provvedimento che ha
disposto la liquidazione o il
rimborso. La corte d'appello decide sul ricorso in camera di consiglio,
previa audizione del ricorrente.
(aggiunto dall'art. 3, comma 2, della legge 7 marzo 1996, n. 109)
1. I beni confiscati sono devoluti allo Stato. Il provvedimento
definitivo di confisca è comunicato, dalla cancelleria dell'ufficio
giudiziario che ha emesso
il provvedimento, all'ufficio del territorio del Ministero delle
finanze che ha sede nella provincia ove si trovano i beni o ha sede
l'azienda confiscata,
nonché al prefetto e al Dipartimento della pubblica sicurezza del
Ministero dell'interno.
2. Dopo la confisca, l'amministratore di cui all'articolo 2-sexies
svolge le proprie funzioni sotto il controllo del competente ufficio
del territorio del
Ministero delle finanze. Nel caso in cui risulti la competenza di più
uffici del
territorio, il controllo è esercitato dall'ufficio designato dal
Ministro delle
finanze. L'amministratore può essere revocato in ogni tempo, ai sensi
dell'articolo
2-septies, sino all'esaurimento delle operazioni di liquidazione,
o sino a quando sia data attuazione al provvedimento di cui al comma 1 dell'articolo 2-decies.
3. L'amministratore gestisce i beni ai sensi dell'articolo 20
della legge 23 dicembre 1993, n. 559, nonché, in quanto applicabili, ai
sensi dell'articolo
2-octies della presente legge e ai sensi del decreto del Ministro del
tesoro, di
concerto con il Ministro delle finanze, 27 marzo 1990, pubblicato nella
Gazzetta
Ufficiale n. 98 del 28 aprile 1990. Al rimborso ed all'anticipazione
delle spese, nonché alla liquidazione dei compensi che non trovino
copertura nelle
risorse della gestione, provvede il dirigente del competente ufficio
del territorio del Ministero delle finanze, secondo le attribuzioni di
natura
contabile previste dall'articolo 42, comma 4, del decreto del
Presidente delle Repubblica 27 marzo 1992, n. 287. A tal fine il
dirigente dell'ufficio del
territorio del Ministero delle finanze può avvalersi di apposite
aperture di credito disposte, a proprio favore, sui fondi dello
specifico capitolo istituito
nello stato di previsione della spesa del Ministero delle finanze,
salva, in ogni caso, l'applicazione della normativa di contabilità
generale dello Stato e
del decreto del Presidente della Repubblica 20 aprile 1994, n. 367.
(aggiunto dall'art. 3, comma 2, della legge 7 marzo 1996, n. 109)
1. La destinazione dei beni immobili e dei beni aziendali
confiscati è effettuata con provvedimento del direttore centrale del
demanio del Ministero
delle finanze, su proposta non vincolante del dirigente del competente
ufficio del territorio, sulla base della stima del valore dei beni
effettuata dal
medesimo ufficio, acquisiti i pareri del prefetto e del sindaco del
comune interessato e sentito l'amministratore di cui all'articolo
2-sexies.
2. La proposta di cui al comma 1 è formulata entro novanta giorni
dal ricevimento della comunicazione di cui al comma 1 dell'articolo
2-nonies. Il
provvedimento del direttore centrale del demanio del Ministero delle
finanze è emanato entro trenta giorni dalla comunicazione della
proposta.
3. Anche prima dell'emanazione del provvedimento del direttore
centrale del demanio del Ministero delle finanze, per la tutela dei
beni confiscati si
applica il secondo comma dell'articolo 823 del codice civile.
(aggiunto dall'art. 3, comma 2, della legge 7 marzo 1996, n. 109)
1. L'amministratore di cui all'articolo 2-sexies versa all'ufficio del registro:
a) le somme di denaro confiscate che non debbano essere utilizzate per la gestione di altri beni confiscati;
b) le somme ricavate dalla vendita, anche mediante trattativa privata, dei beni
mobili non costituiti in azienda, ivi compresi quelli registrati, e dei titoli.
Se la procedura di vendita è antieconomica, con provvedimento del
dirigente del
competente ufficio dal territorio del Ministero delle finanze è
disposta la cessione gratuita o la distruzione del bene da parte
dell'amministratore;
c) le somme derivanti dal recupero dei crediti personali. Se la
procedura di recupero è antieconomica, ovvero, dopo accertamenti sulla
solvibilità del
debitore svolti dal competente ufficio del territorio del Ministero
delle finanze, avvalendosi anche degli organi di polizia, il debitore
risulti
insolvibile, il credito è annullato con provvedimento del dirigente
dell'ufficio
del territorio del Ministero delle finanze.
2. I beni immobili sono:
a) mantenuti al patrimonio dello Stato per finalità di giustizia, di ordine pubblico e di protezione civile;
b) trasferiti al patrimonio del comune ove l'immobile è sito, per
finalità istituzionali o sociali. Il comune può amministrare
direttamente il bene o
assegnarlo in concessione a titolo gratuito a comunità, ad enti, ad
organizzazioni di volontariato di cui alla legge 11 agosto 1991, n.266,
e
successive modificazioni, a cooperative sociali di cui alla legge 8
novembre 1991, n. 381, o a comunità terapeutiche e centri di recupero e
cura di
tossicodipendenti di cui al testo unico delle leggi in materia di
disciplina degli stupefacenti e sostanze psicotrope, prevenzione, cura
e riabilitazione dei
relativi stati di tossicodipendenza, approvato con decreto del
Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. Se entro un anno
dal trasferimento il comune
non ha provveduto alla destinazione del bene, il prefetto nomina un
commissario con poteri sostitutivi;
c) trasferiti al patrimonio del comune ove l'immobile è sito, se
confiscati per
il reato di cui all'articolo 74 del citato testo unico approvato con
decreto del
Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309. Il comune può
amministrare direttamente il bene oppure, preferibilmente, assegnarlo
in concessione, anche a
titolo gratuito, secondo i criteri di cui all'articolo 129 del medesimo
testo unico, ad associazioni, comunità o enti per il recupero di
tossicodipendenti
operanti nel territorio ove è sito l'immobile.
3. I beni aziendali sono mantenuti al patrimonio dello Stato e destinati:
a) all'affitto, quando vi siano fondate prospettive di continuazione o
di ripresa dell'attività produttiva, a titolo oneroso, previa
valutazione del
competente ufficio del territorio del Ministero delle finanze, a
società e ad imprese pubbliche o private, ovvero a titolo gratuito,
senza oneri a carico
dello Stato, a cooperative di lavoratori dipendenti dell'impresa
confiscata.
Nella scelta dell'affittuario sono privilegiate le soluzioni che
garantiscono il
mantenimento dei livelli occupazionali. I beni non possono essere
destinati all'affitto alle cooperative di lavoratori dipendenti
dell'impresa confiscata se
taluno dei relativi soci è parente, coniuge, affine o convivente con il
destinatario della confisca, ovvero nel caso in cui nei suoi confronti
sia stato
adottato taluno dei provvedimenti indicati nell'articolo 15, commi 1 e
2, della legge 19 marzo 1990, n. 55;
b) alla vendita, per un corrispettivo non inferiore a quello
determinato dalla stima del competente ufficio del territorio del
Ministero delle finanze, a
soggetti che ne abbiano fatto richiesta, qualora vi sia una maggiore
utilità per
l'interesse pubblico. Nel caso di vendita disposta alla scadenza del
contratto di affitto dei beni, l'affittuario può esercitare il diritto
di prelazione entro
trenta giorni dalla comunicazione della vendita del bene da parte del
Ministero delle finanze;
c) alla liquidazione, qualora vi sia una maggiore utilità per
l'interesse pubblico, con le medesime modalità di cui alla lettera b).
4. Alle operazioni di cui al comma 3 provvede il dirigente del
competente ufficio del territorio del Ministero delle finanze, che può
affidarle
all'amministratore di cui all'articolo 2-sexies, con l'osservanza delle
disposizioni di cui al comma 3 dell'articolo 2-nonies, entro sei mesi
dalla data
di emanazione del provvedimento del direttore centrale del demanio del
Ministero
delle finanze di cui al comma 1 dell'articolo 2-decies.
5. I proventi derivanti dall'affitto, dalla vendita o dalla
liquidazione dei beni di cui al comma 3 sono versati all'ufficio del
registro.
6. Nella scelta del cessionario o dell'affittuario dei beni
aziendali l'Amministrazione delle finanze procede mediante licitazione
privata omero,
qualora ragioni di necessità o di convenienza, specificatamente
indicate e motivate, lo richiedano, mediante trattativa privata. Sui
relativi contratti è
richiesto il parere di organi consultivi solo per importi eccedenti due
miliardi
di lire nel caso di licitazione privata e un miliardo di lire nel caso
di trattativa privata. I contratti per i quali non è richiesto il
parere del
Consiglio di Stato sono approvati, dal dirigente del competente ufficio
del territorio del Ministero delle finanze, sentito il direttore
centrale del
demanio del medesimo Ministero.
7. I provvedimenti emanati ai sensi del comma 1 dell'articolo
2-decies e dei commi 2 e 3 del presente articolo sono immediatamente
esecutivi.
8. I trasferimenti e le cessioni di cui al presente articolo, disposti a titolo
gratuito, sono esenti da qualsiasi imposta.
(aggiunto dall'art. 3, comma 2, della legge 7 marzo 1996, n. 109)
1. In deroga all'articolo 3 della legge 27 ottobre 1993, n. 432, e
per un periodo di tre anni a decorrere dall'esercizio finanziano 1995,
le somme versate
all'ufficio del registro ai sensi dei commi 1 e 5 dell'articolo
2-undecies affluiscono in un fondo, istituito presso la prefettura
competente, per
l'erogazione, nei limiti delle disponibilità, di contributi destinati
al finanziamento, anche parziale, di progetti relativi alla gestione a
fini
istituzionali, sociali o di interesse pubblico degli immobili
confiscati, nonchè
relativi a specifiche attività di:
a) risanamento di quartieri urbani degradati;
b) prevenzione e recupero di condizioni di disagio e di emarginazione;
c) intervento nelle scuole per corsi di educazione alla legalità;
d) promozione di cultura imprenditoriale e di attività imprenditoriale per giovani disoccupati.
2. Possono presentare i progetti e relative richieste di contributo di cui al comma 1:
a) i comuni ove sono siti gli immobili;
b) le comunità, gli enti, le organizzazioni di volontariato di cui alla
legge 11 agosto 1991, n. 266, e successive modificazioni, le
cooperative sociali di
cui alla legge 8 novembre 1991, n. 381, le comunità terapeutiche e i
centri di recupero e cura di tossicodipendenti di cui al citato testo
unico approvato con
decreto del Presidente della Repubblica 9 ottobre 1990, n. 309, e le
associazioni sociali che dimostrino di aver svolto attività propria nei
due anni
precedenti la richiesta.
3. Il prefetto, sentiti i sindaci dei comuni interessati e
l'assessore regionale competente, previo parere di apposito comitato
tecnico-finanziario,
dispone sulle richieste di contributi di cui ai commi 1 e 2 con
provvedimento motivato, da emanare entro sessanta giorni dalla data di
presentazione della
richiesta. Con decreto del Ministro dell'interno, di concerto con i
Ministri del
tesoro e delle finanze, sono adottate, ai sensi dell'articolo 17, comma
3, della
legge 23 agosto 1988, n. 400, norme regolamentari sulle modalità di
gestione del
fondo di cui al comma 1 del presente articolo.
4. Con decreto del Ministro di grazia e giustizia, di concerto con
i Ministri delle finanze, del tesoro, dell'interno e della difesa, sono
adottate, ai sensi
dell'articolo 17, comma 3, della legge 23 agosto 1988, n. 400, norme
regolamentari per disciplinare la raccolta dei dati relativi ai beni
sequestrati
o confiscati, dei dati concernenti lo stato del procedimento per il
sequestro o la confisca e dei dati concernenti la consistenza, la
destinazione e la
utilizzazione dei beni sequestrati o confiscati. Il Governo trasmette
ogni sei mesi al Parlamento una relazione concernente i dati suddetti.
5. Il Consiglio di Stato esprime il proprio parere sugli schemi di
regolamento di cui ai commi 3 e 4 del presente articolo entro trenta
giorni dalla richiesta,
decorsi i quali il regolamento può comunque essere adottato.
6. Le disposizioni di cui agli articoli 2-nonies, 2-decies,
2-undecies e al presente articolo si applicano anche ai beni per i
quali non siano state
esaurite le procedure di liquidazione o non sia stato emanato il
provvedimento di cui al comma 1 del citato articolo 2-decies.
(abrogato dall'art. 9 della legge 3 agosto 1988, n. 327) (3)
(aggiunto dall'art. 15 della legge 13 settembre 1982, n. 646)
1. Il tribunale, con l'applicazione della misura di prevenzione,
dispone che la
persona sottoposta a tale misura versi presso la cassa delle ammende
una somma, a titolo di cauzione, di entità che, tenuto conto anche
delle sue condizioni
economiche, e dei provvedimenti adottati a norma del precedente
articolo 2-ter, costituisca un'efficace remora alla violazione delle
prescrizioni imposte.
2. Fuori dei casi previsti dall'articolo 6 della legge 27 dicembre
1956, n. 1423, il tribunale, può imporre alla persona denunciata, in
via provvisoria e
qualora ne ravvisi l'opportunità, le prescrizioni previste dal secondo
e dal terzo comma dell'articolo 5 della legge 27 dicembre 1956, n.
1423. Con il
provvedimento, il tribunale può imporre la cauzione di cui al comma
precedente.
3. Il deposito può essere sostituito, su istanza dell'interessato,
dalla presentazione di idonee garanzie reali. Il tribunale provvede
circa i modi di
custodia dei beni dati in pegno e dispone, riguardo ai beni immobili,
che il decreto con il quale accogliendo l'istanza dell'interessato è
disposta l'ipoteca
legale sia trascritto presso l'ufficio delle conservatorie dei registri
immobiliari del luogo in cui i beni medesimi si trovano.
4. Qualora l'interessato non ottemperi, nel termine fissato dal
tribunale, all'ordine di deposito non offra garanzie sostitutive è
punito con la pena
dell'arresto da sei mesi a due anni.
5. Quando sia cessata l'esecuzione della misura di prevenzione o
sia rigettata la proposta, il tribunale dispone con decreto la
restituzione del deposito o
la liberazione della garanzia.
6. In caso di violazione degli obblighi o dei divieti derivanti
dall'applicazione della misura di prevenzione, il tribunale dispone la
confisca
della cauzione oppure che si proceda ad esecuzione sui beni costituiti
in garanzia, sino a concorrenza dell'ammontare della cauzione. [Il
provvedimento
del tribunale vale come titolo esecutivo]. (4) Per
l'esecuzione, a cura del cancelliere, si osservano le disposizioni dei
primi due titoli del libro terzo
del codice di procedura civile in quanto applicabili, ed escluse,
riguardo ai beni costituiti in garanzia, le formalità del pignoramento.
7. Qualora, emesso il provvedimento di cui al comma precedente,
permangano le condizioni che giustificarono la cauzione, il tribunale,
su richiesta del
procuratore della Repubblica o del questore e con le forme previste per
il procedimento di prevenzione, dispone che la cauzione sia rinnovata,
anche per
somma superiore a quella originaria.
8. Le misure patrimoniali cautelari previste dal presente articolo
mantengono la loro efficacia per tutta la durata della misura di
prevenzione e non possono
essere revocate, neppure in parte, se non per comprovate gravi
necessità personali o familiari.
(aggiunto dall'art. 15 della legge 13 settembre 1982, n. 646,
successivamente i commi 2 e 3, sono stati sostituiti dall'art. 5, comma 2, del D.L. 14 giugno 1989, n. 230, convertito
dalla legge 4 agosto 1989, n. 282)
1. I provvedimenti con i quali il tribunale, a norma degli
articoli 2-ter e 3-bis, dispone, rispettivamente, la confisca dei beni
sequestrati, la revoca del
sequestro ovvero la restituzione della cauzione o la liberazione delle
garanzie o la confisca della cauzione o la esecuzione sui beni
costituiti in garanzia
sono comunicati senza indugio al procuratore generale presso la corte
di appello, al procuratore della Repubblica e agli interessati.
2. Le impugnazioni contro detti provvedimenti sono regolate dalle
disposizioni dei commi ottavo, nono, decimo e undicesimo dell'articolo
4 della legge 27
dicembre 1956, n. 1423, ma i provvedimenti che dispongono la confisca
dei beni sequestrati, la confisca della cauzione o l'esecuzione sui
beni costituiti in
garanzia diventano esecutivi con la definitività delle relative
pronunce.
3. I provvedimenti del tribunale che dispongono la revoca del
sequestro divengono esecutivi dieci giorni dopo la comunicazione alle
parti, salvo che il
pubblico ministero, entro tale termine, ne chieda la sospensione alla
corte di appello. In tal caso, se la corte entro dieci giorni dalla sua
presentazione non
accoglie la richiesta, il provvedimento diventa esecutivo; altrimenti
l'esecutività resta sospesa fino a quando nel procedimento di
prevenzione sia
intervenuta pronuncia definitiva in ordine al sequestro. Il
provvedimento che, accogliendo la richiesta del pubblico ministero,
sospende l'esecutività può
essere in ogni momento revocato dal giudice che procede.
4. In caso di impugnazione, il cancelliere presso il giudice
investito del gravame dà immediata notizia al tribunale che ha emesso
il provvedimento della
definitività della pronuncia.
(aggiunto dall'art. 24 del D.L. 8 giugno 1992, n. 306,
convertito dalla legge 7 agosto 1992, n. 356)
1. Quando, a seguito degli accertamenti di cui all'articolo 2-bis
o di quelli compiuti per verificare i pericoli di infiltrazione da
parte della delinquenza
di tipo mafioso, ricorrono sufficienti indizi per ritenere che
l'esercizio di determinate attività economiche, comprese quelle
imprenditoriali, sia
direttamente o indirettamente sottoposto alle condizioni di
intimidazione o di assoggettamento previste dall'articolo 416-bis del
codice penale o che possa,
comunque, agevolare l'attività delle persone nei confronti delle quali
è stata
proposta o applicata una delle misure di prevenzione di cui
all'articolo 2, ovvero di persone sottoposte a procedimento penale per
taluno dei delitti
previsti dagli articoli 416-bis, 629, 630, 648-bis e 648-ter del codice
penale, e non ricorrono i presupposti per l'applicazione delle misure
di prevenzione di
cui all'articolo 2, il procuratore della Repubblica o il questore
possono richiedere al tribunale competente per l'applicazione delle
misure di
prevenzione nei confronti delle persone sopraindicate, di disporre
ulteriori indagini e verifiche, da compiersi anche a mezzo della
Guardia di finanza o
della polizia giudiziaria, sulle predette attività, nonchè l'obbligo,
nei confronti di chi ha la proprietà o la disponibilità, a qualsiasi
titolo, di beni
o altre utilità di valore non proporzionato al proprio reddito o alla
propria capacità economica, di giustificarne la legittima provenienza.
2. Quando ricorrono sufficienti elementi per ritenere che il
libero esercizio delle attività economiche di cui al comma 1 agevoli
l'attività delle persone nei
confronti delle quali è stata proposta o applicata una delle misure di
prevenzione di cui all'articolo 2, ovvero di persone sottoposte a
procedimento
penale per taluno dei delitti previsti dagli articoli 416-bis, 629,
630, 648-bis
e 648-ter del codice penale, il tribunale dispone la sospensione
temporanea dell'amministrazione dei beni utilizzabili, direttamente o
indirettamente, per
lo svolgimento delle predette attività.
3. La sospensione temporanea dall'amministrazione dei beni è
adottata per un periodo non superiore a sei mesi e può essere
rinnovata, per un periodo non
superiore complessivamente a dodici mesi, a richiesta dell'autorità
proponente,
del pubblico ministero o del giudice delegato di cui all'articolo
2-sexies, se permangono le condizioni in base alle quali è stata
applicata.
4. Con il provvedimento di cui al comma 2, il tribunale nomina
l'amministratore
ed il giudice delegato, osservate, in quanto applicabili, le
disposizioni degli articoli 2-ter, secondo, quinto, settimo e ottavo
comma, 2-sexies, 2-septies e
2-octies. Qualora tra i beni siano compresi beni immobili o altri
soggetti a pubblica registrazione, il provvedimento di cui al comma 2
deve essere
trascritto presso i pubblici registri a cura dell'amministratore
nominato entro il termine di trenta giorni dall'adozione del
provvedimento.
5. Quando vi sia concreto pericolo che i beni sottoposti al
provvedimento di cui al comma 2 vengano dispersi, sottratti o alienati,
il procuratore della
Repubblica o il questore possono richiedere al tribunale di disporne il
sequestro, osservate, in quanto applicabili, le disposizioni degli
articoli
2-ter, quinto, settimo e ottavo comma, 2-quater, 2-quinquies, 2-sexies,
2-septies e 2-octies. Il sequestro è disposto sino alla scadenza del
termine
stabilito a norma del comma 3.
(aggiunto dall'art. 24 del D.L. 8 giugno 1992, n. 306,
convertito dalla legge 7 agosto 1992, n. 356)
1. L'amministratore adempie agli obblighi di relazione e
segnalazione di cui all'articolo 2-septies anche nei confronti del
pubblico ministero.
2. Entro i quindici giorni antecedenti la data di scadenza della
sospensione provvisoria dalla amministrazione dei beni o del sequestro,
il tribunale,
qualora non disponga il rinnovo del provvedimento, delibera in camera
di Consiglio, alla quale può essere chiamato a partecipare il giudice
delegato di
cui all'articolo 2-sexies, la revoca della misura disposta, ovvero la
confisca dei beni che si ha motivo di ritenere siano il frutto di
attività illecite o ne
costituiscano il reimpiego.
3. Con il provvedimento che dispone la revoca della misura, il
tribunale può stabilire l'obbligo nei confronti di chi ha la proprietà,
l'uso o
l'amministrazione dei beni, o di parte di essi, di comunicare, per un
periodo non inferiore a tre anni, al questore ed al nucleo di polizia
tributaria del
luogo di dimora abituale, ovvero del luogo in cui si trovano i beni se
si tratta
di residenti all'estero, gli atti di disposizione, di acquisto o di
pagamento effettuati, gli atti di pagamento ricevuti, gli incarichi
professionali, di
amministrazione o di gestione fiduciaria ricevuti, e gli altri atti o
contratti indicati dal tribunale, di valore non inferiore a cinquanta
milioni di lire o
del valore superiore stabilito dal tribunale in relazione al patrimonio
e al reddito della persona. Detto obbligo va assolto entro dieci giorni
dal
compimento dell'atto e comunque entro il 31 gennaio di ogni anno per
gli atti posti in essere nell'anno precedente.
4. Chi omette di effettuare entro i termini indicati le comunicazioni di cui al
comma 3 è punito con la reclusione da uno a quattro anni. Alla condanna segue la
confisca dei beni acquistati e dei pagamenti ricevuti per i quali è stata omessa
la comunicazione.
1. Nei confronti delle persone indicate all'articolo 1 della presente legge,
sempre che siano state già sottoposte almeno alla diffida prevista dall'articolo
1 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, il fermo regolato dall'articolo 238 del
Codice di procedura penale è consentito anche quando [non vi è obbligo di mandato di cattura,
purchè] (5) trattisi di reato per il qualche può essere
emesso detto mandato a norma dell'articolo 254 del Codice di procedura penale.
2. Il termine di sette giorni per la proroga del fermo può essere
raddoppiato.(5)
(sostituito dall'art. 23, comma 2, del D.L. 8 giugno 1992, n. 306,
convertito dalla legge 7 agosto 1992, n. 356)
1. L'allontanamento abusivo dal comune o dalla frazione del comune
di soggiorno
obbligatorio è punito con la reclusione da due a cinque anni; gli
ufficiali ed agenti di polizia giudiziaria possono procedere
all'arresto anche fuori dei casi
di flagranza.
1. Nel caso di guida di un autoveicolo o motoveicolo, senza patente, o dopo che la patente sia stata negata, sospesa o revocata, ai sensi dell'articolo 82 e dell'articolo 91, secondo e terz'ultimo comma, n. 2) del decreto presidenziale 15 giugno 1959, n. 393, la pena dell'arresto da sei mesi a tre anni, qualora si tratti di persona già sottoposta, con provvedimento definitivo, a misure di prevenzione.
(modificato dall'art. 6, comma 1, del D.L. 13 maggio 1991, n. 152,
convertito dalla legge 12 luglio 1991, n. 203)
1. Le pene stabilite per i delitti previsti dagli articoli 336,
338, 353, 378, 379, 416, 416-bis, 424, 435, 513-bis, 575, 605, 610,
611, 612, 628, 629, 630,
632, 633, 634, 635, 636, 637, 638, 640-bis, 648-bis, 648-ter del codice
penale sono aumentate da un terzo alla metà e quelle stabilite per le
contravvenzioni
di cui agli articoli 695, primo comma, 696, 697, 698, 699 del codice
penale sono
aumentate nella misura di cui al secondo comma dell'articolo 99 del
codice penale se il fatto è commesso da persona sottoposta con
provvedimento definitivo
ad una misura di prevenzione durante il periodo previsto di
applicazione e sino a tre anni dal momento in cui ne è cessata
l'esecuzione.
2. In ogni caso si procede d'ufficio ed è consentito l'arresto anche fuori dei
casi di flagranza.
3. Alla pena è aggiunta una misura di sicurezza detentiva.
1. Non possono essere concesse licenze per detenzione e porto d'armi, nè per fabbricazione, deposito, vendita e trasporto di materie esplodenti; se già furono concesse devono essere revocate.
(modificato dall'art. 9, comma 2, del D.L. 13 maggio 1991, n. 152,
convertito dalla legge 12 luglio 1991, n. 203)
1. Le pene stabilite per i reati concernenti le armi alterate
nonchè le armi e
le munizioni di cui all'articolo 1 della legge 18 aprile 1975, n. 110,
sono triplicate e quelle stabilite per i reati concernenti le armi e le
munizioni di
cui all'articolo 2, commi primo e secondo, della stessa legge sono
aumentate nella misura di cui al terzo comma dell'articolo 99 del
codice penale, se i
fatti sono commessi da persona sottoposta con provvedimento definitivo
ad una misura di prevenzione durante il periodo previsto di
applicazione e sino a tre
anni dal momento in cui ne è cessata l'esecuzione.
(sostituito
dall'art. 3 della legge 19 marzo 1990, n. 55
e
integrato dall'art. 20, comma 3, del D.L. 13 maggio 1991, n. 152,
convertito dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, e dall'art. 22, comma 1,
del D.L. 8 giugno 1992, n. 306, convertito dalla legge 7 agosto 1992,
n. 356)
1. Le persone alle quali sia stata applicata con provvedimento definitivo una misura di prevenzione non possono ottenere:
a) licenze o autorizzazioni di polizia e di commercio; b) concessioni
di acque pubbliche e diritti ad esse inerenti nonché concessioni
di beni demaniali allorché siano richieste per l'esercizio di attività
imprenditoriali;
c) concessioni di costruzione, nonché di costruzione e gestione di
opere riguardanti la pubblica amministrazione e concessioni di servizi
pubblici;
d) iscrizioni negli albi appaltatori o di fornitori di opere, beni e
servizi riguardanti la pubblica amministrazione e nell'albo nazionale
dei costruttori,
nei registri della camera di commercio per l'esercizio del commercio
all'ingrosso e nei registri dei commissionari astatori presso i mercati
annonari
all'ingrosso;
e) altre iscrizioni o provvedimenti a contenuto
autorizzatorio, concessorio o abilitativo per lo svolgimento di
attività imprenditoriali, comunque denominati;
f) contributi, finanziamenti o mutui agevolati ed altre erogazioni
dello stesso
tipo, comunque denominate, concessi o erogati da parte dello Stato, di
altri enti pubblici o delle Comunità europee, per lo svolgimento di
attività
imprenditoriali.
2. Il provvedimento definitivo di applicazione
della misura di prevenzione determina la decadenza di diritto dalle
licenze, autorizzazioni, concessioni,
iscrizioni, abilitazioni ed erogazioni di cui al comma 1, nonché il
divieto di concludere contratti di appalto, di cottimo fiduciario, di
fornitura di opere,
beni o servizi riguardanti la pubblica amministrazione e relativi
subcontratti, compresi i cottimi di qualsiasi tipo, i noli a caldo e le
forniture con posa in
opera. Le licenze, le autorizzazioni e le concessioni sono ritirate e
le iscrizioni sono cancellate a cura degli organi competenti.
3. Nel corso del procedimento di prevenzione, il
tribunale, se sussistono motivi di particolare gravità, può disporre in
via provvisoria i divieti di cui
ai commi 1 e 2 e sospendere l'efficacia delle iscrizioni, delle
erogazioni e degli altri provvedimenti ed atti di cui ai medesimi
commi. Il provvedimento del
tribunale può essere in qualunque momento revocato dal giudice
procedente e perde efficacia se non è confermato con il decreto che
applica la misura di
prevenzione.
4. Il tribunale dispone che i divieti e le
decadenze previsti dai commi 1 e 2 operino anche nei confronti di
chiunque conviva con la persona sottoposta alla
misura di prevenzione nonché nei confronti di imprese, associazioni,
società e
consorzi di cui la persona sottoposta a misura di prevenzione sia
amministratore
o determini in qualsiasi modo scelte e indirizzi. In tal caso i divieti
sono efficaci per un periodo di cinque anni.
5. Per le licenze ed autorizzazioni di polizia,
ad eccezione di quelle relative
alle armi, munizioni ed esplosivi, e per gli altri provvedimenti di cui
al comma
1 le decadenze e i divieti previsti dal presente articolo possono
essere esclusi
dal giudice nel caso in cui per effetto degli stessi verrebbero a
mancare i mezzi di sostentamento all'interessato e alla famiglia.
5-bis. Salvo che si tratti di provvedimenti di
rinnovo, attuativi o comunque conseguiti a provvedimenti già disposti,
ovvero di contratti derivati da altri
già stipulati dalla pubblica amministrazione, le licenze, le
autorizzazioni, le
concessioni, le erogazioni, le abilitazioni e le iscrizioni indicate
nel comma 1
non possono essere rilasciate o consentite e la conclusione dei
contratti o subcontratti indicati nel comma 2 non può essere consentita
a favore di persone
nei cui confronti è in corso il procedimento di prevenzione senza che
sia data preventiva comunicazione al giudice competente, il quale può
disporre,
ricorrendone i presupposti, i divieti e le sospensioni previsti a norma
del comma 3. A tal fine, i relativi procedimenti amministrativi restano
sospesi fino
a quando il giudice non provvede e, comunque, per un periodo non
superiore a venti giorni dalla data in cui la pubblica amministrazione
ha proceduto alla
comunicazione. (6)
5-ter. Le disposizioni dei commi 1, 2 e 4 si
applicano anche nei confronti delle persone condannate con sentenza
definitiva o, ancorchè non definitiva,
confermata in grado di appello, per uno dei delitti di cui all'articolo
51, comma 3-bis, del codice di procedura penale.
(6)
(aggiunto dall'art. 20 della legge 13 settembre 1982, n. 646,
successivamente modificato dall'art. 3 della legge 23 dicembre 1982, n. 936)
1. Con decreto da emanarsi dal Presidente del Consiglio dei
Ministri, d'intesa con tutti i Ministri interessati, entro sei mesi
dall'entrata in vigore della
presente legge, e da pubblicare nella Gazzetta Ufficiale della
Repubblica italiana, sarà costituito un elenco generale degli enti e
delle amministrazioni
legittimati a disporre le licenze, le concessioni e le iscrizioni
nonchè le autorizzazioni, le abilitazioni e le erogazioni indicate nel
primo comma
dell'articolo 10. Con le stesse modalità saranno effettuati gli
aggiornamenti eventualmente necessari.
2. Le cancellerie dei tribunali, delle corti d'appello e della
Corte di cassazione debbono comunicare alla questura nella cui
circoscrizione hanno sede,
non oltre i cinque giorni dal deposito o, nel caso di atto impugnabile,
non oltre i cinque giorni dalla scadenza del termine per
l'impugnazione, copia dei
provvedimenti emanati rispettivamente in base ai commi quinto, nono e
decimo dell'articolo 4 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, nonché
dei provvedimenti
di cui ai commi 3, 4 e 5 dell'articolo 10, e al secondo comma
dell'articolo 10-quater. Nella comunicazione deve essere specificato se
il provvedimento sia
divenuto definitivo. (7)
3. I procuratori della Repubblica, nel presentare al tribunale le
proposte per l'applicazione di una delle misure di prevenzione di cui
all'articolo 3 della
legge 27 dicembre 1956, n. 1423, provvedono a darne contestuale
comunicazione, in copia, alla questura nella cui circoscrizione ha sede
il tribunale stesso.
4. I questori dispongono l'immediata immissione negli archivi
magnetici del centro elaborazione dati di cui all'articolo 8 della
legge 1° aprile 1981, n.
121, sia delle comunicazioni previste nei precedenti commi, sia delle
proposte che essi stessi abbiano presentato per l'applicazione di una
delle misure di
prevenzione indicate nel capoverso che precede. Le informazioni
predette sono contestualmente trasmesse alle prefetture attraverso i
terminali installati nei
rispettivi centri di telecomunicazione.
5. Le prefetture comunicano tempestivamente agli organi ed enti
indicati dal decreto del Presidente del Consiglio dei Ministri di cui
al primo comma e dai
successivi decreti di aggiornamento, che abbiano sedi nelle rispettive
province,
i provvedimenti esecutivi concernenti i divieti, le decadenze e le
sospensioni previste nell'articolo 10. Per i provvedimenti di cui al
comma 5 dell'articolo
10 la comunicazione, su motivata richiesta dell'interessato, può essere
inviata
anche ad organi o enti specificamente indicati nella medesima. (7)
6. Ai fini dell'applicazione delle norme sull'albo nazionale dei
costruttori, la comunicazione va, comunque fatta dalla prefettura di
Roma al Ministero dei
lavori pubblici, entro e non oltre cinque giorni dalla ricezione del
dato; dell'informativa debbono costituire oggetto anche le proposte
indicate nel terzo
e quarto comma.
7. Il pubblico amministratore, il funzionario o il dipendente che,
malgrado l'intervenuta decadenza o sospensione, non dispone, entro
trenta giorni dalla
comunicazione, il ritiro delle licenze, autorizzazioni, abitazioni, o
la cessazione delle erogazioni, o concessioni ovvero la cancellazione
dagli albi, è
punito con la reclusione da due a quattro anni.
8. Se il fatto è commesso per colpa, la pena è della reclusione da tre mesi a
un anno.
9. Le stesse pene si applicano in caso di rilascio di licenze,
concessioni, autorizzazioni, o abilitazioni ovvero di iscrizioni nonché
di concessione di
erogazioni in violazione delle disposizioni di cui all'articolo
precedente. (7)
(aggiunto dall'art. 20 della legge 13 settembre 1982, n. 646, e successivamente abrogato dall'art. 36 della legge 19 marzo 1990, n. 55) (8)
(aggiunto dall'art. 20 della legge 13 settembre 1982, n. 646, e
modificato
dall'art. 5 della legge 19 marzo 1990, n.
55)
1. Il tribunale, prima di adottare alcuno dei provvedimenti di cui
al comma 4 dell'articolo 10, chiama, con decreto motivato, ad
intervenire nel procedimento
le parti interessate, le quali possono, anche con l'assistenza di un
difensore, svolgere in camera di consiglio le loro deduzioni e chiedere
l'acquisizione di
ogni elemento utile ai fini della decisione. Ai fini dei relativi
accertamenti si applicano le disposizioni degli articoli 2-bis e 2-ter.
I provvedimenti previsti dal comma 4 dell'articolo 10 possono essere
adottati, su richiesta del procuratore della Repubblica o del questore,
quando ne
ricorrano le condizioni, anche dopo l'applicazione della misura di
prevenzione.
Sulla richiesta provvede lo stesso tribunale che ha disposto la misura
di prevenzione, con le forme previste per il relativo procedimento e
rispettando la
disposizione di cui al precedente comma.Si applicano le disposizioni di
cui al primo e al secondo comma dell'articolo
3-ter.
(aggiunto dall'art. 20 della legge 13 settembre 1982, n. 646, e
modificato dall'art. 6 della legge 19 marzo 1990, n. 55)
Il pubblico amministratore, il funzionario o il dipendente dello
Stato o di altro ente pubblico ovvero il concessionario di opere e di
servizi pubblici che
consente alla conclusione di contratti o subcontratti in violazione dei
divieti previsti dall'articolo 10, è punito con la reclusione da due a
quattro anni.
Se il fatto è commesso per colpa la pena è della reclusione da tre mesi ad un
anno.
(aggiunto dall'art. 7 della legge 19 marzo 1990, n. 55, modificato dal D.L. 8 giugno 1992, n. 306, convertito dalla legge 7 agosto 1992, n. 356 e successivamente abrogato a far data dall'entrata in vigore del D.L.vo 8 agosto 1994, n. 490) (9)
La presente legge entra in vigore il giorno successivo a quello della sua
pubblicazione nella Gazzetta Ufficiale della Repubblica.
Note:
(1) Il comma 4 è stato modificato dall'art. 20,
comma 2, del D.L. 13 maggio
1991, n. 152, convertito dalla legge 12 luglio 1991, n. 203, il periodo
tra parentesi è stato successivamente soppresso dall'art. 22, comma 2,
del D.L. 8
giugno 1992, n. 306, convertito dalla legge 7 agosto 1992, n. 356.
(2) Il primo periodo del comma 2 è stato sostituito dall'art. 3, comma 1, della legge 24 luglio 1993, n. 256. L'ultimo periodo è stato aggiunto dall'art. 22, comma 1, del D.L. 8 giugno 1992, n. 306, convertito dalla legge 7 agosto 1992, n. 356. Il comma 3 e 4, sono stati sostituiti dall'art. 2, comma 1, della legge 19 marzo 1990, n. 55; i commi 7, 8 e 9 sono stati aggiunti dall'art. 2, comma 2, della medesima legge.
(3) Si riporta il testo dell'art. 3, abrogato dall'art. 9 della legge 3 agosto 1988, n. 327:
Articolo 3
Nel caso in cui non ricorrano i motivi di particolare gravità preveduti dall'articolo 6 della legge 27 dicembre 1956, n. 1423, il presidente del Tribunale può disporre che alla persona denunciata sia imposto, in via provvisoria, l'obbligo di soggiorno in un determinato Comune diverso da quello di residenza fino a quando non sia divenuta esecutiva la misura di prevenzione".
(4) Nel sesto comma dell'art. 3-bis della legge 31 maggio 1965, n. 575, le parole: "Il provvedimento del tribunale vale come titolo esecutivo" sono state soppresse dall'art. 5, comma 1, del D.L. 14 giugno 1989, n. 230, convertito dalla legge 4 agosto 1989, n. 282.
(5) Il testo è stato coordinato con l'art. 384 del c.p.p. e deve intendersi abrogato.
(6) Il comma 5 bis è stato aggiunto dall'art. 20, comma 3, del D.L. 13 maggio 1991, n. 152, convertito dalla legge 12 luglio 1991, n. 203; il comma 5 ter è stato aggiunto dall'art. 22, comma 1, del D.L. 8 giugno 1992, n. 306, convertito dalla legge 7 agosto 1992, n. 356.
(7) I commi 2, 5 e 9 sono stati sostituiti dall'art. 4 della legge 19 marzo 1990, n. 55.
(8) Si riporta il testo dell'art. 10-ter, aggiunto dall'art. 20 della legge 13 settembre 1982, n. 646 e successivamente abrogato dall'art. 36 della legge 19 marzo 1990, n. 55:
Articolo 10-ter
Quando risulta, sulla base di indizi gravi, precisi e concordanti, che la persona sottoposta a misura di prevenzione partecipa direttamente o indirettamente agli utili derivanti dall'esercizio di attività economiche connesse alle licenze, concessioni e iscrizioni indicate nell'articolo 10 di cui siano titolari altri soggetti, nei confronti di costoro il tribunale che decide sulla misura di prevenzione dispone la decadenza delle dette licenze, concessioni e iscrizioni, che non possono, per un periodo di cinque anni, essere nuovamente disposte a loro favore e, se disposte, sono revocate di diritto. Si applica la disposizione di cui al secondo comma dell'articolo 10. La disposizione del primo comma si applica anche rispetto alle licenze, concessioni o iscrizioni disposte in favore di società di persone o di imprese individuali delle quali la persona sottoposta alla misura di prevenzione sia amministratore, socio o dipendente, ovvero di società di capitali delle quali la persona medesima sia amministratore o determini abitualmente in qualità di socio, di dipendente o in altro modo scelte e indirizzi.
Ai fini dei relativi accertamenti si applicano le disposizioni degli articoli 2-bis e 2-ter.
(9) Si riporta il testo dell'art. 10-sexies che è stato aggiunto dall'art. 7 della legge 19 marzo 1990, n. 55, modificato dal D.L. 8 giugno 1992, n. 306 convertito dalla legge 7 agosto 1992, n. 356 e successivamente abrogato a far data dall'entrata in vigore del D.L.vo 8 agosto 1994, n. 490:
Articolo 10-sexies
1. La pubblica amministrazione, prima di rilasciare o consentire le licenze, le autorizzazioni, le concessioni, le erogazioni, le abilitazioni e le iscrizioni previste dall'articolo 10, e prima di stipulare, approvare o autorizzare i contratti e i subcontratti di cui al medesimo articolo deve acquisire apposita certificazione relativa all'interessato circa la sussistenza a suo carico di un procedimento per l'applicazione, a norma della presente legge, di una misura di prevenzione, nonchè circa la sussistenza di provvedimenti che applicano una misura di prevenzione e dispongono divieti, sospensioni o decadenze a norma dell'articolo 10, ovvero del secondo comma dell'articolo 10-quater. Per i rinnovi, allorchè la legge dispone che gli stessi abbiano luogo con provvedimento formale, per i provvedimenti comunque conseguenti a provvedimenti già disposti, salvo gli atti di esecuzione, e per i contratti derivati da altri già stipulati dalla pubblica amministrazione l'obbligo sussiste con riguardo alla certificazione dei provvedimenti definitivi o provvisori che applicano la misura di prevenzione o dispongono i divieti, le sospensioni o le decadenze. Per i contratti concernenti obbligazioni a carattere periodico o continuativo per forniture di beni o servizi, la certificazione deve essere acquisita per ciascun anno di durata del contratto.
2. La certificazione è rilasciata dalla prefettura nella cui circoscrizione gli atti o i contratti devono essere perfezionati, su richiesta dell'amministrazione o dell'ente pubblico, previa esibizione dei certificati di residenza e di stato di famiglia di data non anteriore a tre mesi.
3. Nel caso di contratti stipulati da un concessionario di opere o servizi pubblici, la certificazione, oltre che su richiesta dell'amministrazione o dell'ente pubblico interessati, può essere rilasciata anche a richiesta del concessionario, previa acquisizione dall'interessato dei certificati di residenza e di stato di famiglia di data non anteriore a tre mesi.
4. Quando gli atti o i contratti riguardano società, la certificazione è richiesta nei confronti della stessa società. Essa è altresì richiesta, se trattasi di società di capitali anche consortili ai sensi dell'articolo 2615-ter del codice civile, o di società cooperative, di consorzi cooperativi, ovvero di consorzi di cui al libro V, titolo X, capo II, sezione II del codice civile, nei confronti del legale rappresentante e degli eventuali altri componenti l'organo di amministrazione, nonchè di ciascuno dei consorziati che nei consorzi e nelle società consortili detenga una partecipazione superiore al 10 per cento, e di quei soci o consorziati per conto dei quali le società consortili o i consorzi operino in modo esclusivo nei confronti della pubblica amministrazione; per i consorzi di cui all'articolo 2602 del codice civile, la certificazione è richiesta nei confronti di chi ne ha la rappresentanza e degli imprenditori o società consorziate. Se trattasi di società in nome collettivo, la certificazione è richiesta nei confronti di tutti i soci; se trattasi di società in accomandita semplice, nei confronti dei soci accomandatari. Se trattasi delle società di cui all'articolo 2506 del codice civile, la certificazione è richiesta nei confronti di coloro che le rappresentano stabilmente nel territorio dello Stato.
5. Ai fini dell'applicazione della specifica disciplina dell'albo nazionale dei costruttori, la certificazione è altresì richiesta nei confronti del direttore tecnico dell'impresa.
6. Le certificazioni possono anche essere rilasciate su richiesta del privato interessato presentata alla prefettura competente per il luogo ove lo stesso ha la residenza ovvero la sede, se trattasi di società, impresa o ente. La relativa domanda, alla quale vanno allegati i certificati prescritti, deve specificare i provvedimenti, atti o contratti per i quali la certificazione è richiesta o anche solo le amministrazioni o enti pubblici interessati ed indicare il numero degli esemplari occorrenti e la persona, munita di procura speciale, incaricata di ritirarli. La certificazione deve essere acquisita dalla pubblica amministrazione o dal concessionario entro tre mesi dalla data del rilascio prodotta anche in copia autenticata ai sensi dell'articolo 14 della legge 4 gennaio 1968, n. 15.
7. Nei casi di urgenza, in attesa che pervenga alla pubblica amministrazione o al concessionario la certificazione prefettizia, l'esecuzione dei contratti di cui all'articolo 10 può essere effettuata sulla base di una dichiarazione con la quale l'interessato attesti di non essere stato sottoposto a misura di prevenzione e di non essere a conoscenza della esistenza a suo carico e dei propri coviventi di procedimenti in corso per l'applicazione della misura di prevenzione o di una delle cause ostative all'iscrizione negli albi appaltatori o fornitori pubblici ovvero nell'albo nazionale dei costruttori. La sottoscrizione della dichiarazione deve essere autenticata con le modalità stabilite dall'articolo 20 della legge 4 gennaio 1968, n. 15. Le stesse disposizioni si applicano quando è richiesta l'autorizzazione di subcontratti, cessioni e cottimi concernenti la realizzazione delle opere e dei lavori e la prestazione di servizi riguardanti la pubblica amministrazione.
8. La certificazione non è richiesta quando beneficiario dell'atto o contraente con l'amministrazione è un'altra amministrazione pubblica ovvero quando si tratta di licenze o autorizzazioni rilasciate dall'autorità provinciale di pubblica sicurezza o del loro rinnovo.
9. La certificazione non è inoltre richiesta ed è sostituita dalla dichiarazione di cui al comma 7:
a) per la stipulazione o approvazione di contratti con artigiani o con esercenti professioni intellettuali;
b) per la stipulazione o l'approvazione dei contratti di cui all'articolo 10 e per le concessioni di costruzione, nonché di costruzione e gestione di opere riguardanti la pubblica amministrazione o di servizi pubblici, il cui valore complessivo non supera i cento milioni di lire;
c) per l'autorizzazione di subcontratti, cessioni e cottimi concernenti la realizzazione delle opere e la prestazione dei servizi di cui alla lettera b) il cui valore complessivo non supera i cento milioni di lire;
d) per la concessione di contributi, finanziamenti e mutui agevolati e altre erogazioni dello stesso tipo, comunque denominate, per lo svolgimento di attività imprenditoriali il cui valore complessivo non supera i cinquanta milioni di lire.
10. È fatta comunque salva la facoltà della pubblica amministrazione che procede sulla base delle dichiarazioni sostitutive di richiedere successivamente ulteriore certificazione alla prefettura territorialmente competente.
11. L'impresa aggiudicataria è tenuta a comunicare tempestivamente all'amministrazione appaltante ogni modificazione intervenuta negli assetti proprietari e nella struttura di impresa e negli organismi tecnici e amministrativi.
12. Le certificazioni prefettizie, le relative istanze nonché la documentazione accessoria previste dal presente articolo sono esenti da imposta di bollo.
13. Le certificazioni prefettizie sono rilasciate entro trenta giorni dalla richiesta. Le prefetture sono tenute a rilasciare apposita ricevuta attestante la data di presentazione dell'istanza di certificazione, nonchè i soggetti per cui la medesima è richiesta; trascorsi inutilmente trenta giorni dalla presentazione dell'istanza, gli interessati possono sostituire ad ogni effetto la certificazione con la dichiarazione di cui al comma 7, ferma restando la possibilità per l'amministrazione di avvalersi della facoltà di cui al comma 10.
14. Chiunque, nelle dichiarazioni sostitutive di cui al presente articolo, attesta il falso è punito con la reclusione da uno a quattro anni.
15. Nel caso di opere pubbliche il Ministero dei lavori pubblici ha facoltà di verificare anche in corso d'opera la permanenza dei requisiti previsti dalla presente legge per l'affidamento dei lavori. Alla predetta verifica possono altresì procedere le amministrazioni o enti pubblici committenti o concedenti.
16. Decorso un anno dalla firma del contratto riguardante opere o lavori per la pubblica amministrazione, l'amministrazione o ente pubblico committente o concedente è comunque tenuto ad effettuare la verifica di cui al comma 15.