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Altra normativa

 

 

 

 

 

Cassazione Civile

 

sulla L. 24 novembre 1981, n. 689

 

 

Rif. - Art. 1

 

Sez. I,  Sent. 4364 del 09/04/1992

Con riguardo ad infrazioni al codice della strada, la applicabilità della sanzione amministrativa a per la violazione dell'art. 7. comma primo del D. L. 3 ottobre 1986, n. 627 (nella specie, per il mancato inserimento del disco nel cronotachigrafo). non è venuta meno a seguito della mancata conversione di tale decreto legge, atteso che il legislatore, nel convertire il successivo D.L. 6 febbraio 1987, n. 16 (contenente all'art. 8, comma secondo, una previsione analoga), ha fatto salvi, con l'art. 1, comma secondo, della L. 30 marzo 1987, n. 132, gli effetti prodotti dal decreto non convertito (ultimo comma dell'art. 77 Cost.). La disposizione contenuta nel citato art. 1 manifestamente non si pone in contrasto né con l'art. 77 Cost., il cui ultimo comma conferisce al Parlamento il potere di regolare con legge i rapporti giuridici sorti in base ai decreti non convertiti, né con l'art. 23 Cost., che prevede una riserva di legge per la imposizione di prestazioni patrimoniali (quali sono le sanzioni amministrative pecuniarie), ma non esige anche l'irretroattività della legge impositiva della prestazione; né infine, con l'art. 25 Cost., nel cui ambito di operatività non rientrano le sanzioni amministrative, per le quali il principio di irretroattività, posto in generale dall'art. 1 della L. 24 novembre 1981, n. 689 (e riferibile sia al precetto che alla sanzione), è suscettibile di deroga da parte di una norma avente  valore di legge, come è avvenuto con il citato art. 1 della legge di conversione n. 332 del 1987, con riguardo alla sola entità della sanzione, essendo l'illecito già previsto dall'art. 15 della L. 13 novembre 1978. n. 727. 

 

Sez. I,  Sent. 12779 del 13/12/1995

Il principio di legalità dell'illecito amministrativo, contenuto nell'art. 1 legge n. 689 del 1981, non si estende, quanto al precetto, ai regolamenti comunali (e provinciali), i quali trovano il loro fondamento costituzionale nel riconoscimento delle autonomie locali, affermato negli art. 5 e 128 cost., con cui deve coordinarsi il principio della riserva di legge, di carattere relativo, previsto dall'art. 23 cost.

 

Sez lav.,  Sent. 1212 del 08/02/1997

La disciplina posta, in tema di sanzioni amministrative, dalla l. 24 novembre 1981 n. 689 esprime principi di carattere generale non limitati alle violazioni contemplate nella legge stessa, ma applicabili, in difetto di apposita disciplina transitoria, a tutti i provvedimenti di depenalizzazione, anche successivi.

 

Sez. I Sent. 1933 del 23/02/1998

Quando la legge prevede per la medesima fattispecie, rispettivamente, un illecito penale e un illecito amministrativo e, quindi, un'ipotesi di doppia punibilità, va applicato il cumulo materiale fra sanzioni di diversa specie a condizione che l’illecito amministrativo non sostituisca in alcun modo l’ipotesi di reato, ma costituisce illecito "ab origine" amministrativo: consegue, a norma dell'art. 1 l. 24 novembre 1981, n. 689, l’inapplicabilità a fatti commessi anteriormente all'entrata in vigore della legge che lo prevede

 

Sez. I Sent. 2058 del 25 /02/1998

L'adozione dei principi di legalità, di irretroattività e di divieto di integrazione analogica così come delimitato dall'art. 1 della l. n. 689 del 1981 si applica anche quando il comportamento risulti passibile di sanzione secondo la legge del tempo mentre il comportamento medesimo, sotto il vigore della normativa precedente, risultava del tutto immune da sanzione.

Sez. Lav., Sent. 3607 dello 08/04/1998

Se al momento della depenalizzazione il reato si era già estinto per prescrizione, poiché l'operatività dell'estinzione del reato prevale sul principio della retroattività della legge di depenalizzazione, in forza del generale principio del "favor rei" sancito dall'art. 2 c.p., per il fatto non può essere irrogata la prevista sanzione amministrativa pecuniaria e la questione può essere fatta valere, nel giudizio di opposizione ad ordinanza ingiunzione di cui all'art. 23 della l. n. 689 del 1981, fino al momento della precisazione delle conclusioni.

 

Sez. I Sent. 8669 del 01 /09/1998

In tema di sanzioni amministrative, all'abrogazione del regolamento Cee n. 355 del 1979 e alla sua sostituzione con il regolamento n. 2392 del 1989 (contenente, all'art. 45, norme generali per la designazione e la presentazione dei vini e dei mosti di uve) non consegue, ipso facto, l'inapplicabilità della sanzione prevista dall'art. 4, comma 9, della l. n. 460 del 1987 (a mente del quale "chiunque viola le disposizioni relative alla designazione e presentazione dei vini contenute nel regolamento Cee 355/79 soggiace alla sanzione amministrativa del pagamento di una somma di denaro da uno a cinque milioni"), poiché la ratio dell'art. 4 della l. n. 460 è quella di sanzionare una serie di comportamenti conseguenti alla violazione delle prescrizioni della normativa comunitaria in materia agricola secondo la configurazione operata da quest'ultima al momento dell'entrata in vigore della legge stessa, così che la sanzione de qua deve ritenersi riferibile ai comportamenti imposti dalle norme comunitarie finchè gli obblighi da queste determinati restino in vigore, indipendentemente dalla eventuale novazione della loro originaria fonte normativa attraverso la sostituzione del regolamento espressamente richiamato con altri posteriori, ed alla sola condizione che questi ultimi non ne modifichino il contenuto sotto il profilo oggettivo o soggettivo, così da far venire sostanzialmente meno la corrispondenza tra il precetto considerato dal legislatore e la sanzione ad esso correlata

 

Sez. I Sent. 11946 del 25 /11/1998

In tema di aiuti comunitari all'agricoltura, la norma di cui all'art. 2 comma 1 l. n. 898 del 1986, nel sanzionare a titolo di violazione amministrativa le ipotesi in cui il soggetto beneficiario abbia previamente esposto "dati e notizie false" al fine di conseguire erogazioni dal fondo agricolo europeo, non è in alcun modo riferibile alla (diversa) ipotesi di "mancato rispetto degli impegni sottoscritti con la domanda di aiuto" prevista (e sanzionata per relationem) dall'art. 9 D.M. n. 34 del 1989, norma la quale, nel postulare un comportamento del richiedente necessariamente successivo al conseguimento del contributo de quo, ha introdotto una fattispecie di illecito amministrativo diversa e del tutto autonoma da quella prevista per legge, in evidente violazione del principio di legalità di cui all'art. 1 l. n. 689 del 1981, attesane la qualità di atto espressivo dell'esercizio di una potestà normativa soltanto secondaria.

 

Sez lav.,  Sent. 0867 del 02/02/1999

Il caso di leggi successive alla commissione del reato che incidono sulla disciplina della querela, avendo questa natura meramente processuale ed essendo regolata nel tempo dal principio tempus regit actum non configura una ipotesi di applicazione di legge più favorevole al reo .

 

Sez. I Sent. 1242  del 15/02/1999

L'art. 1 della legge n. 689 del 1981, ponendo per le sanzioni amministrative una riserva di legge analoga a quella dell'art. 25 Cost., impedisce che dette sanzioni possano essere comminate direttamente da disposizioni contenute in fonti normative subordinate, ma non esclude che i precetti, comunque dalla legge sufficientemente individuati, siano eterointegrati dalle fonti regolamentari delegate, in ragione della tecnicità della dimensione in cui le fonti secondarie sono legittimate ad operare e sempre nel rispetto delle finalità poste dalla legge. (La S.C. ha così cassato la sentenza del pretore che aveva annullato la sanzione amministrativa pecuniaria emessa per violazione  dell'ordinanza ministeriale resa ai sensi dell'art. 8 della legge n. 146 del 1990 sul diritto di sciopero nei servizi pubblici essenziali, erroneamente ritenendo che la sanzione stessa era stata comminata sulla base di un atto amministrativo e non di una legge, così come previsto dall'art. 1 della legge n. 689 del 1981. In particolare, la S.C. ha precisato che !a legge del 1990 configura in termini sufficientemente definiti il precetto e la sanzione, così fissando rigorosamente l'oggetto ed i limiti dell'intervento amministrativo destinato a completarla ed escludendo valutazioni di tipo politico sulla scelta dei comportamenti da sanzionare).

 

Sez. I Sent. 1545. del 23/02/1999

L'omessa esplicita indicazione della disposizione che prevede la sanzione stessa non si traduce nel difetto di un requisito essenziale dell'atto, qualora l'omissione non infici le possibilità di difesa, essendo sufficiente un generico richiamo alla legge n. 689 del 1981.

 

Sez. I Sent. 03351 del 07/04/1999

L'art. 1 della legge 689/81, nel sancire, per le sanzioni amministrative, una riserva di legge analoga a quella di cui all'art. 25 della Costituzione, impedisce che tali sanzioni siano comminate direttamente mediante disposizioni di fonti secondarie, ma non esclude, viceversa, che i precetti sufficientemente individuati dalla legge siano eterointegrati da norme regolamentari delegate, in virtù del peculiare tecnicismo della dimensione in cui le fonti secondarie sono destinate ad operare.

 

Sez. I Sent. 09115 del 30/08/1999

I principi di legalità, di irretroattività e di divieto di applicazione dell'analogia in materia di illeciti amministrativi comportano l’applicazione della legge del tempo del suo verificarsi, benché meno favorevole della disciplina posteriore, sia che si tratti di illeciti amministrativi derivanti da depenalizzazione, sia che essi debbano considerarsi tali "ab origine" senza che rilevi in contrario la circostanza che la più favorevole disciplina posteriore alla data della commissione del fatto sia entrata in vigore anteriormente all'emanazione dell'ordinanza - ingiunzione per il pagamento della sanzione pecuniaria e senza che possano trovare applicazione analogica i principi di cui all'art. 2, commi secondo e terzo, cod. pen.

 

Sez. III, Sent. 4792 del  13/04/2000

È manifestamente infondata la q.l.c. dell'art. 101 del Testo unico delle leggi provinciali concernenti la tutela dell'ambiente dagli inquinamenti approvato con D.P.G.P. 26 gennaio 1987 n. 1, nel testo introdotto dall'art. 81 della legge provinciale del 25 luglio 1988 n. 22 fa norma del quale «l'eventuale applicazione delle sanzioni penali previste dalla legislazione statale non esclude l'applicazione per gli stessi fatti delle sanzioni amministrative di cui al presente testo unico») per contrasto con gli artt. 3, 25, comma 2 e,  117 Cost. La violazione del principio della riserva di legge statale in materia penale non è neppure configurabile, posto che la norma provinciale che trova la sua fonte costituzionale nella legge Cost. n. 5 del 1948, mentre l'art. 117 Cost. riguarda le regioni a statuto ordinario prevede che la sanzione amministrativa si aggiunge ma non si sostituisce a quella penale. Non sussiste poi alcuna violazione dell'art. 3 Cost. atteso che il diverso trattamento eventualmente riscontrabile tra regione e regione è fisiologico al nostro sistema costituzionale, mentre qualora la norma non statale non potesse prevedere il cumulo tra sanzione penale e amministrativa di fatto si potrebbe determinare un azzeramento della potestà sanzionatoria delle regioni e delle province autonome.

 

 

Rif. - Art. 2

 

 

Sez. I, Sent. 04610 del 20/05/1987

In tema di sanzioni pecuniarie amministrative, l'art. 2 della legge 24 novembre 1981 n. 689, ai sensi del quale non puo' essere assoggettato a sanzione chi al momento del fatto non abbia compiuto i diciotto anni, restando la relativa obbligazione ad esclusivo carico del soggetto che su di lui eserciti la potesta', integra una disposizione innovativa rispetto alla precedente disciplina della legge 24 dicembre 1975 n. 706, nella cui vigenza il minore medesimo, ove tenuto all'osservanza della norma sanzionata, violando la norma medesima assume la veste non solo di trasgressore, e destinatario della contestazione, ma anche di obbligato al pagamento della pena pecuniaria (salvo il debito solidale dell'esercente la potesta', sempre che sia estesa nei suoi confronti detta contestazione

 

Sez. I, Sent. 1308  del 22/02/1990

L'art. 2 della L. 24 novembre 1981, n. 689, ai sensi del quale non può essere assoggettato a sanzione amministrativa chi non abbia compiuto diciotto anni al momento del fatto, opera anche con riguardo alle infrazioni valutarie punite con pena pecuniaria, pure se commesse anteriormente {art. 40, della predetta legge), e rende quindi meramente esplicativa, non innovativa, l'espressa previsione in proposito dettata dall'art. 23. primo comma del D.P.R. 29 ottobre n. 454 (poi sostituito dal D.P.R. 31 marzo n. 148), tenendo conto che si verte in tema di illeciti amministrativi di natura punitiva, nella cui normativa speciale manca una specifica regolamentazione dell'imputabilità, e che  pertanto, sussistono i requisiti fissati dall'art. 12 della citata legge per l'applicabilità della disposizione medesima.

 

Sez I, Sent. 12528 del 24/11/1992

L'imputabilità dell'autore della violazione costituisce presupposto indefettibile della responsabilità, pertanto il provvedimento di irrogazione della sanzione per violazione amministrativa emesso nei confronti di chi abbia un'età inferiore agli anni diciotto è del tutto improduttivo di effetti giuridici. In tal caso della violazio-ne risponde chi era tenuto alla sorveglianza del minore, salvo che provi di non aver potuto impe-dire il fatto.

Sez. I, Sent. 1863 del 15/02/1993

La confisca prevista per violazione dell'58 del codice della strada, dal terzo comma dell'art. 21 della L. 24 novembre 1981 n. 689, stante la sua natura necessaria, è applicabile anche  nei confronti del minore di anni diciotto, che non può essere assoggettato a sanzione pecuniaria, Infatti detta sanzione amministrativa accessoria prescinde dalla irrogazione della pena pecuniaria e deve essere disposta anche nei casi in cui non venga emessa l'orginanza-ingiunzione di pagamento della sanzione pecuniaria.

 

Sez. I, Sent. 6302 del 10/07/1996

La prova liberatoria di "non aver potuto impedire il fatto" richiesta dall'art. 2 cpv, l. 24 novembre 1981 n. 689, si concreta, per i genitori nella dimostrazione di aver impartito al figlio un'educazione adeguata alle sue condizioni familiari e sociali e di aver esercitato su di lui la vigilanza necessaria in relazione all'età, alla personalità, alla capacità di discernimento ed all'educazione impartita. Il dovere di educazione ed il dovere di vigilanza coesistono integrandosi e bilanciandosi, così che un'educazione proficua ed efficace comporta una minor vigilanza, mentre tanto maggiore ed intensa deve essere la vigilanza quanto più scarsa ed inadeguata è l'educazione fornita.

 

Sez I, Sent. 572 del 22/01/1999

In materia di sanzioni amministrative pecuniarie, nell'ipotesi in cui l'illecito sia attribuito ad un minore degli anni diciotto, soggetto alla potestà dei genitori, di esso possono essere chia­mati a rispondere per fatto proprio (culpa in vigilando e/o in educando) i genitori medesimi. Peraltro, ben può l'autorità amministrativa procedente, sulla base delle valutazioni effettuate nel caso concreto, esercitare la pretesa sanzionatoria nei confronti di uno soltanto dei genitori, mediante l'emissione della ordinanza-ingiunzione di pagamento nei soli suoi confronti. In tal caso, legittimato a proporre opposizione avverso il provvedimento è soltanto il genitore che ne è il destinatario.

 

Sez I, Sent. 4286 del 26/03/2002

La disposizione di cui all'art. 2 della legge 698/1981 (a mente della quale non può essere as­soggettato a sanzione amministrativa il minore degli anni diciotto, dovendo per questo rispondere i soggetti tenuti alla di lui sorveglianza, salva prova di non aver potuto impedire il fatto) postula, come condizione imprescindibile per l'erogazione della sanzione ai soggetti responsabili della sorveglianza dell'infradiciottenne, la immediata redazione del verbale sui fatti accertati e la successiva contestazione della violazione nei confronti dei detti soggetti (nella specie, genitori), in apposito verbale, dovendo essere enunciato il rapporto intercorrente con il minore e la specifica attribuzione, ad essi, della respon­sabilità per l'illecito amministrativo. Ne consegue che, non potendosi ritenere idoneo atto di contestazione nei confronti dei suddetti soggetti la semplice notificazione della copia del verbale di contestazione del fatto al minore, la mancanza del verbale sopradescritto rende nulla l'eventuale ordinanza ingiunzione di pagamento della sanzione pecuniaria (nella specie, per violazione del codice della strada) emessa nei loro confronti.

 

 

Rif. - Art. 3

 

Sez. I Sent. 3679 del 30/05/1988

Il principio codificato nell’art. 3 della l. 24 novembre 1981 n. 689 era operante anche nella previgente normativa  perché espressione di un principio generale della legislazione.

 

Sez. I Sent. 3961 dello 02/10/1989

Poiché il caso fortuito e la forza maggiore escludono, rispettivamente, la colpevolezza dell'agente e la coscienza e volontarietà dell'azione, gli stessi, ancorché non espressamente contemplati per le infrazioni amministrative della l. 24 novembre 1981 n. 689, sono ostativi all'affermazione della responsabilità per le infrazioni medesime.

 

Sez. I Sent. 1105 dello 04/11/1998

L'art. 4 comma 3 D.lgs. 27 gennaio 1992 n. 118, che punisce chi immette sul mercato o macella animali ai quali siano state somministrate determinate sostanze, configura una contravvenzione, punibile anche a titolo di colpa, in cui la condotta può essere caratterizzata dalla trascuratezza nel rispetto delle norme igienico sanitarie, e dunque nel mancato accertamento, in funzione dell'introduzione nel ciclo di trasformazione e commercializzazione, della rispondenza degli animali acquistati per la successiva rivendita o macellazione ai requisiti previsti dalla legge, tanto più qualora sia scaduta l'efficacia temporale della certificazione di idoneità dell'allevamento estero di provenienza.

 

Sez. I Sent. 9115 del 30/08/1999

I principi di legalità, di irretroattività e di divieto di applicazione dell'analogia in materia di illeciti amministrativi comportano L’applicazione della legge del tempo del suo verificarsi, benché meno favorevole della disciplina posteriore, sia che si tratti di illeciti amministrativi derivanti da depenalizzazione, sia che essi debbano considerarsi tali "ab origine" senza che rilevi in contrario la circostanza che la più favorevole disciplina posteriore alla data della commissione del fatto sia entrata in vigore anteriormente all'emanazione dell'ordinanza - ingiunzione per il pagamento della sanzione pecuniaria e senza che possano trovare applicazione analogica i principi di cui all'art. 2, commi secondo e terzo, cod. pen.

 

Sez. I Sent. 01142 del 11/02/1999

Il principio posto dall'art. 3 della legge 24 novembre 1981 n. 689, secondo cui per le violazioni colpite da sanzione amministrativa è richiestala coscienza e volontà della condotta attiva o omissiva sia essa dolosa o colposa, deve essere inteso nel senso della sufficienza dei suddetti estremi, senza che occorra la concreta dimostrazione del dolo o della colpa, atteso che la norma pone una presunzione di colpa in ordine al fatto vietato a carico di colui che lo abbia commesso, riservando poi a questi l'onere di provare di aver agito senza colpa. (Fattispecie in tema di violazione dell'art. 4 della legge 460/87 per destinazione alla distillazione di vino da tavola di produzione non propria: la S.C., in applicazione del principio di diritto di cui in massima, ha riformato la sentenza del giudice di merito osservando come il contravventore, attesane la qualità di amministratore della società, era tenuto ad esercitare ogni doverosa cautela circa l'osservanza della norma comunitaria - poi recepita in legge nell'ordinamento interno - che imponeva di avviare a distillazione soltanto vino di produzione propria). [Vedasi anche: Cass. Civile Sez. 1, 16 maggio 1998, n. 492.; Cass. Civile Sez. 1, 9 dicembre 1998, n. 1239; Cass. Civile Sez. lav., 18 novembre 1997, n. 11473.],

 

Sez. III Sent. 09445 del 18/07/2000

Ad integrare l'elemento soggettivo dell'illecito amministrativo è sufficiente la colpa, a norma dell'art. 3 della legge n. 689 del 1981. La colpa, che è esclusa dall'ignoranza inevitabile del precetto pur quando consiste in un errore scusabile sul contenuto precettivo della norma in ipotesi indotto dalla stessa pubblica amministrazione, non può essere ritenuta carente allorché il trasgressore si sia limitato ad affermare di aver violato la norma per dimenticanza (nel caso di specie relativa all'omessa indicazione di un ingrediente contenuto in un prodotto dolciario).

 

Sez. III Sent. 02467 del 20/02/2001       

In tema di sanzioni amministrative per violazione dell'art. 63, comma secondo legge n. 428/1990, non integra un errore sul fatto, non punibile a norma dell'art. 3 capoverso della legge 24 novembre 1981 n. 689, la supposizione, indotta dall'associazione di categoria, della non perentorietà del termine per l'invio della documentazione relativa al prelievo di corresponsabilità sui cereali, in quanto la facoltà attribuita alle associazioni di categoria di predisporre moduli non implica che sia stato loro demandato il compito di illustrare gli obblighi di legge agli associati, che hanno il dovere di verificarli personalmente.

 

 Sez. III Sent. 04015 del 21/03/2001 

In tema di prelievi di corresponsabilità sui cereali, la facoltà, riconosciuta dal decreto ministeriale n. 242 del 1989 alle associazioni di categoria, di predisporre moduli conformi agli allegati dello stesso decreto per l'adempimento dell'obbligo di invio al competente servizio provinciale dell'agricoltura, nei termini previsti dalla normativa ministeriale, della documentazione relativa ai prelievi stessi - la cui violazione è sanzionata dall'art. 63, secondo comma, della legge n. 428 del 1990 -, non comporta il conferimento alle associazioni medesime, che sono e restano organismi privati, anche del compito di illustrare agli associati il senso della legge, esonerandoli dall'incombenza di verificare personalmente la consistenza dei loro doveri. Non è, pertanto, ravvisabile errore scusabile circa gli adempimenti da assolvere nella ipotesi in cui la inosservanza di tali adempimenti sia determinata da chiarimenti forniti dalle predette associazioni. (Nella specie, il ricorrente, il quale aveva inviato la documentazione relativa al prelievo di corresponsabilità sui cereali oltre il termine previsto, aveva dedotto la propria ignoranza incolpevole del precetto, sostenendo che la propria associazione di categoria aveva assicurato che il termine in questione non era perentorio. La S.C., alla stregua del principio di cui alla massima, ha escluso la ravvisabilità dell'errore scusabile).

 

Sez. V Sent. 07143 del 25/05/2001 

L'art. 3 della legge 24 novembre 1981, n. 689, il quale richiede per la responsabilità nell'illecito amministrativo che la condotta attiva od omissiva abbia i caratteri della coscienza e volontarietà, sia la condotta medesima dolosa o colposa, pone una presunzione "iuris tantum" di colpa in chi ponga in essere o manchi di impedire un fatto vietato e rivesta una delle qualità che la legge espressamente contempli come costitutive dell'obbligo di tenere un comportamento diverso; ne consegue che è legittima l'irrogazione della sanzione in assenza di deduzioni, da parte dell'opponente, atte a superare detta presunzione mediante la dimostrazione della propria estraneità al fatto o dell'impossibilità di evitarlo tramite un diligente espletamento dei compiti connessi alla carica ricoperta.

 

 

Rif. - Art. 4

 

Sez. I Sent. 09494 del 10/09/1991

Il caso in cui l'autore del fatto esegua un ordine postula che si tratti di ordine legittimo, e, quindi, non è invocabile in presenza di un ordine illegittimo, e la cui illegittimità sia sindacabile del destinatario, come quando sia impartito nell'ambito di un rapporto privatistico [Cassazione civile sez. 1, 10 settembre 1991 n......

 

Sez. I Sent. 00415 del 17/01/1998

In tema di violazioni soggette a sanzioni pecuniarie amministrative (quale nella specie l'assunzione di un dipendente non per il tramite dell'ufficio provinciale del lavoro) il carattere solidale della responsabilità della persona giuridica in ordine alla somma dovuta dal suo rappresentante, autore dell'illecito, comporta non solo che sia l'una che l'altro devono considerarsi <<interessati>>, ai sensi dell'art 22, primo comma, della legge n. 689 del 1981, a contestare la legittimità della sanzione e quindi legittimati a proporre opposizione contro l'ordinanza - ingiunzione; ma anche che è configurabile un litisconsorzio necessario - attivo e passivo - tra la persona giuridica ed il responsabile dell'illecito, che rende procedibile l'opposizione solo se ad entrambi sia assicurata la possibilità di partecipare al giudizio.

 

Sez. I Sent. 00648 del 23/01/1998

In tema di violazioni soggette a sanzioni pecuniarie amministrative, la responsabilità solidale della persona giuridica, ex art. 4, terzo comma, legge n. 689 del 1981, in ordine alla somma dovuta dal suo rappresentante, autore dell'illecito, non comporta che detta persona giuridica possa considerarsi "interessata", ai sensi dell'art. 22, primo comma, della stessa legge, a proporre opposizione contro l'ordinanza - ingiunzione emessa a carico del solo rappresentante, attese l'autonomia delle posizioni dei soggetti obbligati in solido - nei confronti di ciascuno dei quali sussiste l'obbligo della preventiva contestazione (in funzione della successiva ordinanza - ingiunzione) - e l'insussistenza di litisconsorzio necessario nelle obbligazioni solidali. ne deriva che, ove il pretore investito della opposizione proposta da una persona giuridica avverso ordinanza - ingiunzione emessa a carico del proprio rappresentante, senza rilevarne e dichiararne l'inammissibilità la abbia accolta nel merito, a tale declaratoria deve provvedere, anche d'ufficio, la corte di cassazione, in sede di decisione del ricorso proposto contro la sentenza pretorile dall'autorità che ha emesso l'ordinanza - ingiunzione.

 

Sez. I Sent. 11054 del 04/11/1998

Qualora sia prevista come contravvenzione amministrativa l'immissione in commercio o la macellazione di animali trattati con sostanze proibite, è da ritenere assolto l'onere probatorio dell'amministrazione che ha irrogato la sanzione, con la produzione dei risultati analitici positivi dei prelievi effettuati sugli animali, spettando al prevenuto dare prova di cause di giustificazione, quali l'impiego di farmaci in cui sia presente la sostanza.

 

Sez. I Sent. 11234 del 07/11/1998

Qualora sia prevista come contravvenzione amministrativa la somministrazione ad animali da azienda di sostanze proibite (nella fattispecie, clenbuterolo, avente effetti anabolizzanti), è da ritenere assolto l'onere probatorio dell'amministrazione che ha irrogato la sanzione, con la produzione dei risultati analitici positivi dei prelievi effettuati sugli animali, spettando al prevenuto dare prova di cause di giustificazione, quali l'impiego di farmaci autorizzati in cui sia presente la sostanza.

 

Sez. I Sent. 04710 del 12/05/1999

L'esclusione della responsabilità per violazioni amministrative derivante da "stato di necessità", secondo la previsione dell'art. 4 della legge n. 689 del 1981, postula, in applicazione degli artt. 54 e 59 cod. pen., che fissano i principi generali della materia, una effettiva situazione di pericolo imminente di danno grave alla persona, non altrimenti evitabile, ovvero l'erronea persuasione di trovarsi in tale situazione, persuasione provocata da circostanze oggettive. Pertanto, con riguardo alla infrazione consistente nella circolazione di veicolo che non abbia superato la revisione periodica, la suddetta esimente può essere invocata ove detto veicolo sia stato usato per il trasporto di persone che si trovino in uno stato di pericolo fisico, anche putativo, purché si sia in presenza di circostanze concrete (nella specie, una caduta accidentale della proprietaria del veicolo, che aveva indotto la conducente, nuora della prima, ad accompagnarla d'urgenza presso un ambulatorio medico, nel convincimento, pur erroneo, della sussistenza di un effettivo pericolo imminente). 

 

 

Rif. - Art. 5

 

Sez. 1 Sent. 00690 del 26/01/1999

In tema di sanzioni amministrative, la "regula iuris" sancita, in via generale, dall'art. 5 della legge 689 del 1981 (secondo la quale ciascuna delle persone che abbia concorso nella commissione di un illecito amministrativo soggiace alla relativa sanzione, salva diversa disposizione di legge) deve ritenersi applicabile anche alle violazioni dell'art. 1 della legge 197 del 1991 in tema di limitazione dell'uso del contante e dei titoli al portatore, mancando, nella legge ora richiamata, una espressa disposizione derogatoria al principio generale di cui all'art. 5 legge 689 del 1981, con la conseguenza che a ciascuno dei soggetti che (come nella specie) abbia concorso nel trasferimento di titoli al portatore senza il tramite di un intermediario autorizzato è legittimamente irrogata la sanzione pecuniaria pari al 40% dell'importo irregolarmente trasferito.

 

Sez. L Sent. 06712 del 01/07/1999

È manifestamente infondata la questione di legittimità costituzionale, in riferimento all'art. 3 Cost., dell'art. 9 del D. Lgs. n. 472 del 1997, in tema di sanzioni amministrative per le violazioni di norme tributarie, nella parte in cui tale disposizione non prevede che possa applicarsi anche agli illeciti amministrativi in materia di assunzioni dei lavoratori la norma secondo cui quando la violazione consiste nell'omissione di un comportamento cui sono obbligati in solido più soggetti è irrogata una sola sanzione e il pagamento eseguito da uno dei responsabili libera tutti gli altri. La materia tributaria è, infatti, del tutto particolare per cui le statuizioni che ne derivano sono completamente differenti da quelle che scaturiscono da violazioni di norme che perseguono finalità prive di qualsiasi analogia connessa, qual è la regolamentazione delle assunzioni e la relativa tutela dei lavoratori.

 

Sez. 3 Sent.  01876  del 18/02/2000

In tema di sanzioni amministrative, l'art. 5 della legge n. 689 del 1981, il  quale  contempla il concorso di persone nella commissione di illeciti amministrativi,  recepisce  i  principi  fissati  in materia dal codice penale, rendendo  applicabile  la  pena pecuniaria a tutti coloro che abbiano offerto un  contributo alla realizzazione dell'illecito, concepito come una struttura unitaria,  nella  quale confluiscono tutti gli atti dei quali l'evento punito costituisce  il  risultato, anche se detti atti, atomisticamente considerati, possono  non essere  illeciti,  sempre che sussista nei singoli partecipi la consapevolezza  del  collegamento finalistico  dei  vari  atti, e, cioè, la coscienza  e  volontà  di portare un contributo materiale e psicologico alla realizzazione  dell'illecito perseguito da tutti. (Nella specie, alla stregua di  tale  principio, la S.C. ha confermato, nella parte che qui interessa, la decisione  del Pretore, che aveva rigettato la opposizione ad ordinanza-ingiunzione  di pagamento emessa per la violazione dell'art. 18 della legge regionale  del  Piemonte  n.  59 del 1995 - che sancisce il divieto di smaltire presso  discariche site in quella regione rifiuti di qualunque tipologia provenienti  da altre regioni -, opposizione fondata sulla circostanza che l'ingiunto era intervenuto nel ciclo dello smaltimento solo come trasportatore in conto  terzi,  attività  in relazione alla quale era in possesso di regolare autorizzazione).

 

Sez. 3 Sent. 02088 del 24/02/2000

Il concorso di più persone nella commissione di una violazione amministrativa regolato dall'art. 5 della legge 24 novembre 1981 n. 689 differisce dalla fattispecie prevista dall'art. 6 della legge citata che disciplina la solidarietà con l'autore dell'illecito di persone non concorrenti nella violazione, sia perché ciascun concorrente soggiace all'intera sanzione, sia perché il pagamento da parte di uno non estingue l'obbligazione degli altri. Ne discende che nell'ipotesi di concorso di più persone nella violazione non è applicabile la disposizione dell'art. 1310 cod. civ. in tema di interruzione della prescrizione richiamato dall'art. 28 legge citata.

 

Sez. 1 Sent. 02822 del 27/02/2001

La tutela amministrativa e giurisdizionale prevista dal D. Lgs. 25 gennaio 1992, n. 74 contro il messaggio pubblicitario ingannevole non fa venir meno la sanzione prevista dalla legge 10 aprile 1962, n. 165, nel testo sostituito dall'art. 8 del D.L. 10 gennaio 1983, n. 4 (conv. nella legge 22 febbraio 1983, n. 52) per la violazione della propaganda pubblicitaria di prodotti da fumo, essendo i due sistemi sanzionatori autonomi; ne consegue che la regola posta dall'art. 2, lett. c), del D. Lgs. n. 74 del 1992, secondo cui il proprietario del mezzo con il quale il messaggio pubblicitario è diffuso è responsabile di questo solo nel caso in cui non consenta l'identificazione del committente e dell'autore dello stesso messaggio, non può essere applicata all'illecito amministrativo di violazione del divieto di propaganda pubblicitaria dei prodotti da fumo, assoggettato alla disciplina della legge 24 novembre 1981, n. 689, il cui art. 5 dispone che la sanzione venga inflitta a ciascun concorrente nella violazione, a prescindere dalla posizione e dal ruolo che egli rivesta.

 

Sez. 1 Sent. 09837 del 19/07/2001

In tema di sanzioni amministrative, l'art. 5 della legge n. 689 del 1981, il quale contempla il concorso di persone nella commissione di illeciti amministrativi, recepisce i principi fissati in materia dal codice penale, rendendo applicabile la pena pecuniaria a tutti coloro che abbiano offerto un contributo alla realizzazione dell'illecito, concepito come una struttura unitaria, nella quale confluiscono tutti gli atti dei quali l'evento punito costituisce il risultato, anche se detti atti, atomisticamente considerati, possono non essere illeciti, sempre che sussista nei singoli partecipi la consapevolezza del collegamento finalistico dei vari atti, e, cioè, la coscienza e volontà di portare un contributo materiale e psicologico alla realizzazione dell'illecito perseguito da tutti. (Nella specie, alla stregua di tale principio, la S.C. ha accolto il ricorso del Ministero delle politiche agricole che chiedeva l'applicazione della sanzione amministrativa per l'illecita percezione di aiuti comunitari a carico di persona che aveva indebitamente usufruito dei contributi comunitari, pur non avendo la stessa presentato direttamente la domanda contenente dati e notizie false in quanto l'istanza era stata redatta e presentata da un terzo concorrente nell'illecito).

 

 

Rif. - Art. 6

 

Sentenza del 04 aprile 1996, n. 3148 - SEZIONE I CIVILE (Integrale)

 

 

 

Rif. - Art. 14

 

Sentenza del 02 febbraio 1999, n. 865 - SEZIONE LAVORO (Integrale)

Sentenza del 04 aprile 1996, n. 3148 - SEZIONE I CIVILE (Integrale)

 

 

 

 

 

 

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