Fisco e criptovalute, nel 2026 arrivano nuove regole: cosa cambia per chi opera in Italia

Fisco e criptovalute, nel 2026 arrivano nuove regole cosa cambia per chi opera in Italia (1)

Luca Antonelli

Novembre 7, 2025

Un consulente si ferma davanti allo schermo: sul monitor scorrono schermate di exchange, elenchi di wallet e la pagina delle FAQ dell’ente fiscale. È una scena che si ripete negli studi e nelle imprese che trattano criptovalute, dove la contabilità incontra strumenti digitali ancora in gran parte non codificati. L’uscita delle prime risposte ufficiali sull’concordato preventivo biennale ha riacceso il dibattito su come le attività cripto saranno trattate fiscalmente nei prossimi anni, e mette in luce la necessità di aggiornare pratiche interne e documentazione.

Un quadro normativo che cambia e la prima novità: regole di classificazione e monitoraggio

Le prime FAQ pubblicate dall’Agenzia delle Entrate introducono indicazioni che funzionano come un primo orientamento per gli operatori. Non si tratta di una riforma completa, ma di chiarimenti sull’applicazione di strumenti già esistenti in contesti nuovi. In pratica, emerge che è essenziale distinguere tra token usati come strumento di pagamento, asset finanziari e beni patrimoniali, perché la classificazione inciderà su come vengono tassati e su quali obblighi di monitoraggio si attivano.

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Alla fine, la fase preparatoria verso il 2026 implica adeguamenti operativi. – sanzioniamministrative.it

Per chi lavora con le criptovalute, il primo passo è aggiornare i registri: scambi, exchange, trasferimenti tra wallet e compensi in cripto devono essere tracciati con precisione. Un dettaglio che molti sottovalutano è la conservazione delle evidenze tecniche: gli estratti di blockchain e le prove di custodia sono spesso richieste in sede di verifica. Lo raccontano i tecnici del settore, che consigliano sistemi di backup e procedure interne condivise.

Nel percorso verso il 2026, la novità principale riguarda quindi il rafforzamento del monitoraggio e della tracciabilità: chi non si adegua rischia sanzioni o contestazioni in sede di accertamento. Allo stesso tempo, si apre un confronto tra norme civili e tributarie su come trattare le perdite e i guadagni da cripto, una materia che interessa tanto i privati quanto le imprese che le detengono come parte del patrimonio.

La seconda novità e le ricadute pratiche su imprese e contribuenti

Oltre alla classificazione, un altro filone di cambiamento riguarda la gestione delle crisi d’impresa e degli accordi preventivi: il concordato preventivo biennale apre scenari in cui le attività in cripto devono essere incluse nelle valutazioni patrimoniali e nelle proposte ai creditori. Questo porta alla necessità di definire criteri di valutazione affidabili, che tengano conto della volatilità e della liquidabilità degli asset digitali.

Per le aziende che preparano piani di ristrutturazione, diventa cruciale dimostrare la disponibilità e la liquidità delle risorse in cripto. Un aspetto che sfugge a chi vive in città è la differenza tra possesso tecnico e controllo operativo: avere la chiave privata su un cold wallet non equivale automaticamente a disponibilità immediata per soddisfare crediti, e questo può complicare le trattative con i creditori.

Dal punto di vista fiscale, le possibili conseguenze riguardano la dichiarazione dei redditi, la deducibilità delle perdite e l’applicazione di regole sul realizzo degli utili. Gli operatori suggeriscono di mettere in atto procedure che attestino la provenienza delle cripto e la loro movimentazione: documenti contrattuali, estratti di blockchain e report degli exchange diventano elementi chiave in caso di verifica. Un dettaglio che molti sottovalutano è la tempistica delle conversioni in valuta fiat, che influisce su come e quando si determina il reddito tassabile.

Alla fine, la fase preparatoria verso il 2026 implica adeguamenti operativi: aggiornare i sistemi contabili, formare il personale e rivedere le polizze aziendali per coprire rischi specifici legati a custodia e frodi. Nella vita quotidiana di studi e imprese, queste operazioni aumentano la trasparenza e riducono l’esposizione a contestazioni, traducendosi in una maggiore certezza per chi investe o opera con le criptovalute in Italia.

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