Musica troppo alta in auto, cosa si rischia davvero?

Un'autoradio

Un'autoradio | Pixabay @Melonemond - Sanzioniamministrative.it

Alanews

Novembre 7, 2025

Ascoltare musica ad alto volume durante la guida può sembrare innocuo, ma in realtà aumenta i tempi di reazione e riduce la capacità di percepire segnali cruciali come sirene, clacson o altri rumori di pericolo. Il Codice della Strada non lascia spazio all’improvvisazione: vieta esplicitamente la produzione di rumori molesti e stabilisce limiti precisi. Il Regolamento di esecuzione, all’articolo 350, fissa la soglia massima a 60 decibel (LAeq dB(A)), misurata a dieci centimetri dall’orecchio del conducente, con il veicolo chiuso e il microfono rivolto verso la sorgente sonora. Tuttavia, non basta rispettare i numeri: anche un volume inferiore può essere sanzionato se compromette la capacità di guida. La norma mira infatti a garantire che il conducente resti sempre in grado di reagire prontamente ai segnali esterni.

Musica alta in auto, quando scatta la multa?

Superare i limiti di rumorosità alla guida comporta sanzioni amministrative previste dal Codice della Strada. Gli agenti possono intervenire sia quando la misurazione fonometrica indica un superamento oggettivo dei limiti, sia quando il volume risulta tale da compromettere la sicurezza stradale. Non si tratta quindi di una “multa folkloristica”, ma di una misura che tutela la sicurezza di tutti gli utenti della strada.
Un capitolo a parte riguarda l’uso di cuffie e dispositivi audio. L’articolo 173 vieta qualsiasi apparecchio che comporti l’allontanamento delle mani dal volante o l’isolamento dell’udito, come le cuffie che coprono entrambe le orecchie. Sono ammessi soltanto i sistemi vivavoce o l’auricolare singolo, purché lascino libera la percezione acustica bilaterale. In caso di violazione, le sanzioni variano da 250 a 1.000 euro, con decurtazione di cinque punti e sospensione della patente da quindici giorni a due mesi, anche alla prima infrazione.

Dal Codice della Strada al Codice Penale

Quando il rumore supera la soglia del fastidio personale e disturba il riposo o le occupazioni di una collettività, entra in gioco l’articolo 659 del Codice Penale, che punisce il disturbo della quiete pubblica. Si tratta di un reato contravvenzionale che tutela un bene collettivo e può essere accertato anche senza perizia fonometrica. La Cassazione ha più volte ribadito che bastano elementi come le testimonianze dei residenti, l’orario e il contesto per dimostrare la diffusività del rumore.
Non serve che a lamentarsi siano in molti: è sufficiente che il disturbo possa potenzialmente coinvolgere un gruppo indeterminato di persone. In pratica, un’auto che diffonde musica a volume elevato, soprattutto di notte o in aree abitate, può integrare il reato anche se rispetta i limiti tecnici all’interno dell’abitacolo.

Come avvengono i controlli

Le verifiche possono basarsi su misurazioni oggettive o su accertamenti funzionali legati alla sicurezza. Nel primo caso, il fonometro è usato secondo le specifiche dell’articolo 350 del Regolamento; nel secondo, l’agente valuta se il volume impedisce al conducente di percepire correttamente i suoni esterni. La giurisprudenza riconosce da tempo che le testimonianze e l’esperienza diretta degli agenti sono prove sufficienti per dimostrare la diffusività e la pericolosità del rumore.
Un volume eccessivo, infatti, altera la concentrazione e i tempi di reazione, soprattutto quando associato a impianti potenziati o a bassi intensi. Il principio di fondo è che il conducente debba mantenere sempre una percezione acustica piena per reagire tempestivamente a ogni imprevisto.

Musica in auto, zone sensibili e orari critici

Il contesto è determinante per valutare la gravità della condotta. Durante la notte, in zone residenziali o vicino a ospedali e scuole, anche un volume moderato può essere considerato illecito. Se i residenti segnalano ripetutamente il disturbo e gli agenti confermano la situazione, l’infrazione può trasformarsi da amministrativa a penale.
Le normative locali integrano il quadro nazionale: la legge quadro sull’inquinamento acustico e i regolamenti comunali fissano ulteriori limiti per fasce orarie e tipologia di area. Durante i controlli, la polizia può fermare un veicolo se percepisce musica udibile all’esterno o nota una reazione lenta a segnali acustici. In base alla gravità, si applicano l’articolo 350 per i rumori, l’articolo 659 per la quiete pubblica o l’articolo 173 per l’uso improprio di dispositivi audio.

Cosa dice la Cassazione

La Suprema Corte ha più volte confermato che il disturbo della quiete pubblica non richiede la presenza di una folla di persone infastidite né l’uso obbligatorio del fonometro. Conta l’idoneità del rumore a diffondersi e la sua offensività per la collettività. Tale principio impedisce che condotte moleste restino impunite per cavilli tecnici e ribadisce che il volume della musica può costituire un comportamento lesivo degli interessi pubblici.
In sostanza, 60 decibel misurati a pochi centimetri dall’orecchio equivalgono a un volume di conversazione normale. Per evitare rischi e sanzioni, è consigliabile mantenere il livello sonoro vicino a quello del parlato e assicurarsi di percepire chiaramente sirene e clacson. Vietate le cuffie che isolano entrambe le orecchie, mentre restano consentiti vivavoce e auricolari singoli, purché non riducano la prontezza uditiva né distolgano l’attenzione dalla strada.

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