Abbandono di rifiuti inerti nelle campagne: multa da 4.500 euro per un 68enne

Scarico abusivo di rifiuti inerti

Scarico abusivo di rifiuti inerti | Photo by Mænsard vokser licensed under CC BY-SA 4.0 (https://creativecommons.org/licenses/by-sa/4.0/deed.en) - Sanzioniamministrative.it

Alanews

Novembre 11, 2025

Alla fine di settembre la polizia di Galatina ha sorpreso un 68enne mentre scaricava materiale inerte nelle campagne dell’agro cittadino. Gli agenti, impegnati in un normale servizio di controllo del territorio, hanno individuato una Fiat Panda accanto alla quale due uomini stavano svuotando contenitori pieni di residui edilizi direttamente sul terreno. Il personale del commissariato ha immediatamente interrotto l’operazione, imponendo ai responsabili di ripristinare l’area e di presentare successivamente la documentazione che attestasse un corretto conferimento dei rifiuti.

Le sanzioni scattate dopo la verifica

Dopo la consegna delle ricevute che dimostravano l’avvenuto smaltimento, è arrivata anche la parte più pesante della procedura: la contravvenzione. Il 68enne, proprietario sia del veicolo sia dei materiali abbandonati, è stato colpito da una multa di 4.500 euro. Alla sanzione economica si aggiunge quella accessoria, ovvero la sospensione della patente di guida per un periodo tra quattro e sei mesi.

Abbandono dei rifiuti, un illecito da non sottovalutare

L’abbandono dei rifiuti, anche quando commesso da un privato, è considerato un comportamento di grande gravità. A seconda delle modalità e della tipologia di materiale lasciato sul suolo, può comportare multe elevate o, nei casi più seri, anche conseguenze penali. La normativa di riferimento è contenuta nel Testo Unico Ambientale (TUA), che definisce obblighi, divieti e responsabilità per chi gestisce o smaltisce rifiuti in modo non conforme alla legge.

Cosa prevede il Testo Unico Ambientale per l’abbandono dei rifiuti?

Il TUA, conosciuto anche come Codice dell’Ambiente, stabilisce il divieto assoluto di abbandonare rifiuti sul terreno, nel sottosuolo o nelle acque, a prescindere dal contesto geografico. Gli articoli principali che disciplinano questo ambito sono tre: l’articolo 192, che sancisce il divieto di deposito incontrollato e specifica gli obblighi di chi viola la norma; l’articolo 255, che riguarda le sanzioni amministrative per le persone fisiche; e l’articolo 256, che introduce le sanzioni penali a carico di imprese ed enti.

Sanzioni amministrative e penali: come si distinguono

Il Codice dell’Ambiente prevede due grandi categorie di sanzioni. Quando la violazione è commessa da imprese o enti e riguarda materiali provenienti da attività professionali, si entra nell’ambito penale: l’arresto può variare da tre mesi a un anno, con ammende da 2.600 a 26.000 euro, e pene più pesanti se i rifiuti sono pericolosi o l’area coinvolta è protetta. Per i privati, invece, le sanzioni sono di tipo amministrativo: da 300 a 3.000 euro, importo che raddoppia se il rifiuto abbandonato è classificato come pericoloso. In qualunque caso, la legge stabilisce che il responsabile debba provvedere al ripristino dei luoghi e sostenere tutte le spese necessarie per recupero e smaltimento.

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