Congedo parentale 2026, cambia la scadenza: per i dipendenti si può usare fino ai 14 anni dei figli

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Redazione

Gennaio 27, 2026

Dal 1° gennaio 2026 si allarga la finestra temporale per i lavoratori dipendenti: più tempo per chiedere il congedo parentale, ma restano invariati durata massima e regole sull’indennità. Ecco cosa sapere.

La novità principale introdotta con la legge di Bilancio 2026 riguarda solo i lavoratori dipendenti: da quest’anno il congedo parentale può essere fruito entro i primi 14 anni di vita del figlio, e non più entro i 12. In pratica, si amplia il “periodo utile” per utilizzare i mesi a disposizione, senza modificare quante settimane o mesi spettino complessivamente.

L’estensione vale anche per adozione e affidamento: come riferisce anche alanews.it, il congedo può essere utilizzato entro 14 anni dall’ingresso del minore in famiglia (o in Italia), con un limite importante: non oltre il compimento dei 18 anni. È un punto chiave per chi adotta bambini non piccolissimi: la finestra resta ampia, ma non illimitata.

Per le altre categorie, invece, i termini restano quelli previsti dalle discipline specifiche: i lavoratori iscritti alla Gestione Separata continuano ad avere la fruizione entro i 12 anni, mentre per i lavoratori autonomi la fruizione è legata a una finestra più breve (di regola, entro il primo anno).

Cosa non cambia: durata massima e regole tra genitori

Attenzione: “più tempo” non significa “più congedo”. Nel 2026 non aumenta la durata complessiva del congedo parentale tra i due genitori. Restano le regole ordinarie: nel complesso, il congedo parentale non può superare 10 mesi, elevabili a 11 mesi se il padre utilizza almeno tre mesi.

Resta valida anche la possibilità di fruizione continuativa o frazionata, e la regola per cui i due genitori possono, in determinate condizioni, utilizzare periodi anche in contemporanea.

Indennità: 30% e mesi “maggiorati” all’80%

Sul fronte economico, il perimetro rimane sostanzialmente lo stesso: l’indennità “base” del congedo parentale resta pari al 30% della retribuzione (in presenza dei requisiti). Nel sistema attuale, inoltre, è prevista una maggiorazione all’80% per un periodo massimo complessivo di tre mesi nell’ambito dei mesi non trasferibili tra i genitori, se fruiti entro specifiche finestre temporali (in particolare nei primi anni di vita del minore).

In altre parole: il 2026 allunga la scadenza “finale” (14 anni), ma la convenienza economica massima continua a concentrarsi nei primi anni, perché la quota indennizzata più alta è legata a condizioni temporali più strette.

Come fare domanda e cosa controllare prima di inviarla

Operativamente, per i dipendenti è essenziale fare tre verifiche prima di programmare i periodi di assenza:

  1. Età del figlio e calendario: dal 2026 puoi arrivare fino a 14 anni, ma verifica se puntare a mesi indennizzati meglio conviene prima.

  2. Ripartizione tra genitori: controlla quanto congedo è già stato utilizzato dall’altro genitore, per non sforare i massimali.

  3. Tipo di lavoro: dipendente, Gestione Separata o autonomo cambiano regole e finestre.

La domanda si presenta tramite i canali INPS (online o con supporto di patronato), e l’Istituto ha aggiornato le procedure per consentire la gestione delle richieste legate alle nuove regole valide dal 1° gennaio 2026.

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